Il mondo dei dipendenti pubblici sta per essere sconvolto dal rinnovo dei contratti. Ormai ci siamo, il Ministro per la semplificazione della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha dato il via libera all’Aran di iniziare ad apparecchiare il tavolo di lavoro con i appresentanti sindacali. I temi caldi sono diversi e tutti di grande rilevanza per una macro area che conta 3,5 milioni di lavoratori. Gli aumenti dovuti alla sentenza della Consulta sullo sblocco e sul superamento dei vincoli della Fornero, pur nella sua importanza, forse è il tema più semplice da risolvere.

Delicato è risolvere la riduzione dei comparti da 12 a 4 che comporterà una rivoluzione su stipendi, rappresentanza sindacale e meritocrazia.

Il nodo dell’adeguamento post Corte Costituzionale

La line marcata dal Governo è chiara già da tempo, anzi si sta assestando al ribasso. Per gli aumenti immediati, quelli che si dovrebbe ro iniziare ad avere dal 2016 per intenderci, dovrebbero venire stanziati un miliardo di euro da inserire nella Legge di Stabilità. In parole povere, si prevedono aumenti medi di 40 euro a stipendio per ogni dipendente statale. Il Governo, lavorando sugli adeguamenti con un indirizzo pluriennale, cioè fino al 2018, ha previsto gli aumenti più cospicui per gli anni a seguire.

Con buona pace dei dipendenti pubblici che già hanno dovuto rinunciare al sogno arretrati che non è stato concesso dalla Consulta e che per avere aumenti importanti dovranno attendere ancora.

L’ombra della riforma Brunetta

Tutto il resto delle trattative ruoterà intorno alla riduzione dei 12 comparti della PA. La riforma Brunetta, datata 2009, prevedeva di ridurre le aree della Pubblica Amministrazione a 4 comparti.

I problemi che deriverebbero da questa riduzione di aree toccherebbe tanti aspetti, dagli stipendi dei lavoratori del Pubblico Impiego fino alla rappresentatività dei sindacati. Proprio questo è un punto cardine, un elemento delicato e di rottura tra le parti in causa. Ridurre i Comprati da 12 di medie dimensioni a 4 di grandi dimensioni, produrrà maggiori difficoltà per le sigle sindacali nel raggiungere il 5% di aderenti, numero necessario per avere riconosciuta la propria rappresentanza nei comparti.

Inoltre, la nuova mappa prevista che per esempio porterebbe le Regioni ad entrare nel comparto della Sanità, farebbe nascere un comparto con un numero enorme di lavoratori. Riunire in aree uniche lavoratori, con contratti collettivi unici, non sarà per niente facile. Oggi ogni comparto ha stipendi, scatti di carriera e modalità lavorative diverse, non si sa ancora come si riuscirà ad eliminare tutte queste differenze. E non parliamo dei criteri con cui Brunetta, nella sua riforma voleva dividere il fondo accessorio come premio ai dipendenti più performanti penalizzando quelli valutati peggio. Anche qui difficile trovare un punto di coesione tra le parti perché non si capiscono i criteri con cui potrebbero venire valutati i lavoratori e nemmeno da chi dovrebbe valutarli.

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