Boeri torna a chiedere una riforma pensioni definitiva e lo fa bacchettando il governo Renzi sul mancato intervento in Legge di Stabilità. Dopo le dichiarazioni del presidente dell'Inps non si escludono mosse a sorpresa dall'esecutivo, vista la figura centrale dell'economista italiano in campo previdenziale. Ad oggi appare irrazionale credere che qualcosa si possa muovere sul fronte della pensione anticipata dei precoci, anche perché qualora l'esecutivo a maggioranza Pd dovesse percorrere la strada tracciata, a suo tempo, dal professore della Bocconi, i lavoratori precoci non farebbero di certo salti di gioia, in quanto tutti loro, o almeno la maggior parte di essi, ricorderanno fin troppo bene il calcolo effettuato dalla Uil in relazione al cavallo di battaglia di Boeri, ossia il contributivo, che avrebbe portato un taglio degli assegni, sempre secondo lo studio della Uil, anche fino al 34 percento, pensioni dunque non dimezzate ma quasi.

Il pensiero, il sogno che la riforma pensioni di Renzi, che noi, anzi tutti i cittadini italiani, attendono entro gennaio 2016, questo almeno il tempo che si è dato il premier, i famosi 3 mesi, possa entrare già nella Legge di Stabilità è utopistico, nonostante le recenti parole di Damiano, che ha ricordato come quest'ultima, in riferimento alla Legge di Stabilità, non sia un totem e che può essere corretta. Da qui a dire che il premier farà quello che non è riuscito a fare, insieme alla sua squadra di governo, in tutti questi ultimi mesi è francamente difficile da credere. Sarebbe illudere i lavoratori una seconda volta, o una terza barra quarta volta, a seconda della memoria storica degli stessi interessati, che hanno ormai perso il conto delle volte in cui i governi nazionali hanno preannunciato una riforma definitiva salvo poi fare o marcia indietro o approvare nel giro di un paio di settimane la legge Fornero, di cui ancora oggi migliaia di lavoratori, tra cui esodati e precoci, pagano ancora oggi le conseguenze.

Pensioni, Boeri chiede la riforma definitiva a Renzi

Sono ormai maturi i tempi per una riforma pensioni 2016 che dia le risposte a tutti quei lavoratori che in questi anni non le hanno avute, sia dal governo Renzi che dagli altri che lo hanno preceduto. Boeri è tornato alla carica, all'indomani dell'approvazione della Legge di Stabilità da parte del Consiglio dei Ministri, consapevole che l'esecutivo ha fatto troppo poco rispetto a quanto la situazione italiana richiedeva e richiede oggi, una situazione fotografata al meglio dal bilancio sociale dell'Inps riferito all'anno 2014, dove si può leggere che 6,5 milioni di italiani percepiscono una pensione al di sotto dei mille euro, numero che corrisponde al 42,5 percento dei pensionati che abitano nel Bel Paese.

Non solo, il bilancio identifica in un numero pari al 12% i cittadini che ogni mese percepiscono un assegno pensionistico inferiore ai 500 euro. Che la situazione italiana, sul fronte pensioni, fosse fortemente critica, non lo scopriamo di certo con la relazione dell'Inps, ma ugualmente ci troviamo difronte ad un passaggio fondamentale, poiché è lo stesso numero 1 dell'Inps, che in Italia conterà pur qualcosa, a chiedere a Renzi di fare questa benedetta riforma, attesa da tutti con trepidazione, una riforma che sappia anche mettere fine al problema delle pensioni dei precoci, come da tempo chiedono invano i lavoratori di questa categoria. Renzi ascolterà Boeri e i precoci?