Non era attesa come la nascita del “Royal Baby” di William e Kate nel Regno Unito, ma la riforma delle Pensioni in Italia era un sogno per tanti italiani. La Legge di Stabilità non ne ha prevista nessuna e dal 2016 i lavoratori che credevano di andare in pensione o che speravano di andarci a condizioni migliori, devono subire tutte le criticità di un sistema previdenziale tra i più duri d’Europa. Le scorie della Legge Fornero continuano a peggiorare i requisiti necessari per la pensione e gli importi degli assegni. Se non si correrà ai ripari, come promesso dalla nostra Maggioranza di Governo, con un provvedimento riformatore, la situazione peggiorerà.

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In 20 anni le pensioni hanno perso molto del loro valore

Si tende sempre a dare la colpa ai Governi precedenti, o ancora peggio alla facilità con cui venivano concesse le pensioni negli anni in cui la crisi sembrava essere un pericolo inesistente. Fatto sta che le pensioni, tra riforme e correttivi, nell’ultimo ventennio, hanno perso il 13% del loro importo. Uno studio che è stato pubblicato a mezzo stampa dal quotidiano nazionale Il Giornale dimostra tutto questo.

Da 20 anni gli assegni delle pensioni sono in calo
Da 20 anni gli assegni delle pensioni sono in calo

L’analisi fatta da Antonietta Mundo, che ha lavorato come coordinatrice statistica dellInps, punta il dito sul sistema contributivo e sui coefficienti di trasformazione dei contributi in rendita, che sono i motivi per cui le pensioni sono e saranno sempre più basse. Il calcolo parte proprio dall’entrata in vigore dei coefficienti di conversione, datati 1996. La revisione triennale di questi coefficienti, revisione legata soprattutto all’aumento dell’aspettativa di vita ha portato man mano che gli anni passavano ad una riduzione di importo per la grande maggioranza delle pensioni.

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I nuovi pensionati del 2016 che pensioni avranno?

Nel 2016 come sappiamo, l’età necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia, quella per il raggiunto limite di età, è salita di 4 mesi. Stessa sorte per le pensioni anticipate, quelle di anzianità contributiva, che prevedono 42 anni e 10 mesi di lavoro per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne. Le lavoratrici che usciranno dal lavoro a partire da gennaio otterranno pensioni leggermente più alte delle precedenti, nell’ordine del 4% in più.

Questo è l’unico caso di miglioramento dell’assegno pensionistico, dovuto al fatto che l’età pensionabile per le lavoratrici è salita di quasi due anni rispetto al 2015.

Infatti le donne otterranno la pensione di vecchiaia al raggiungimento di 65 anni e 7 mesi rispetto ai 63 anni e 9 mesi previsti fino al 31 dicembre 2015. Diversa sorte per gli uomini che troveranno assegni più bassi perché i 4 mesi di aspettativa di vita in più, riducono la penalizzazione, ma non consentono un saldo positivo come per le donne.

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Per la pensione anticipata, quella presa prima dei 66 anni e 7 mesi (o 65 anni per le donne) validi per la vecchiaia, ma non prima di aver compiuto i 62 anni, la riduzione di assegno interesserà sia uomini che donne. In parole povere, escludendo le donne che lavorano nel privato, tutti i nuovi pensionati avranno un assegno ridotto, rispetto ai colleghi usciti prima, in media del 1% che aggiunto all’inasprimento dei requisiti, non faranno certo la felicità di molti.

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