La Legge di Stabilità sta concludendo il suo iter parlamentare: adesso si trova alla Camera dove sono stati proposti molti emendamenti che provano a modificarne il testo che il Governo ha emanato il 15 ottobre scorso. Il numero di emendamenti presentati superava i 2.000, ma di questi solo 600 hanno superato l’esame di ammissibilità. Questo non significa che siano stati approvati o che siano vicini ad esserlo, ma che adesso devono essere valutati dalla Commissione Bilancio e dai Gruppi Parlamentari.

Cosa c’è di particolare tra questi correttivi proposti?

Gli emendamenti di cui trattiamo non hanno una sola matrice politica ma provengono dalla Commissione Lavoro, dalla Minoranza interna al PD, dalle opposizioni e dai gruppi che appoggiano il Governo. Sono confermati tra questi alcuni che ormai possiamo dare come prossimi al loro definitivo inserimento nella Legge di Stabilità. Correttivi per estendere opzione donna a tutto il 2015, senza discriminare quelle nate nell’ultimo trimestre 2015, sono ormai da considerare come approvati anche se non ancora ufficialmente; stesso discorso per il piccolo aggiustamento della settima salvaguardia esodati. Anche l'estensione della no tax area vede confermata la possibilità di essere anticipata al 2016 e molto importante è anche la retromarcia sulla penalizzazione per i lavoratori precoci usciti dal lavoro in anticipo dal 2012 al 2014, che erano stati penalizzati con una riduzione dell'assegno pensionistico.

Emendamenti che difficilmente verranno approvati

Un cavallo di battaglia della Lega di Salvini è l’estensione di opzione donna fino al 2018. In pratica si darebbe la possibilità a tutte le donne che compiono 57 anni e che raggiungono 35 anni di contributi di uscire dal lavoro ed andare in pensione: il provvedimento originale offre questa possibilità solo fino al 31/12/2015, l’emendamento che è stato ammesso allargherebbe sensibilmente la platea di beneficiarie.

Tra gli emendamenti più rilevanti anche uno che viene dalla minoranza interna al Partito Democratico, rivolto alla flessibilità pensionistica: in sintesi, questo emendamento propone di consentire l’uscita dal lavoro a 62 anni per tutti, con 35 anni di contributi maturati e perdendo una quota pari all’8% della futura pensione.

Ammessa anche una proposta per estendere la settima salvaguardia a chi usufruiva, nel 2011, dei permessi relativi alla Legge 104 per l’assistenza a familiari disabili che non siano stati necessariamente dei figli. Altra richiesta dalle minoranze è la famosa Quota 96 della scuola, provvedimento che consentirebbe ai 4.000 dipendenti della scuola pubblica che hanno maturato il diritto alla pensione con la Legge precedente la riforma Fornero, tra il 1° gennaio 2012 ed il 31 agosto 2012. Questi soggetti infatti furono tra i più penalizzati dal Governo Montiche bloccò di fatto la loro uscita dal lavoro e che ancora oggi continuano a lavorare. Tutti questi correttivi, sia chiaro, sono ben lontani dall’essere approvati, anzi, possiamo dire che sono difficili da inserire in Stabilità per via degli alti costi da sostenere per le casse pubbliche e per via della netta contrarietà del Governo Renzi.