Il 2016 sarà l'anno delle deleghe per la Scuola. Ne parla diffusamente il quotidiano 'Italia Oggi' nell'edizione di martedì 29 dicembre. Un anno in cui il governo si prefiggerà l'obiettivo di modificare unilateralmente le condizioni dei lavoratori della scuola e di scavare un solco più profondo, dal punto di vista gerarchico, tra dirigenti scolastici e docenti.

Assunzione docenti e concorso: il 2016 sarà l'anno delle deleghe, ecco cosa cambia e le novità

Saranno i decreti legislativi a cambiare radicalmente la scuola, a cominciare dalle assunzioni: il prossimo concorso 2016, infatti, consentirà sì l'accesso alle cattedra ad oltre 60.000 docenti, ma per i primi tre anni il contratto sarà a tempo determinato; solo al termine dell'apprendistato e in seguito a valutazione, il docente potrà beneficiare il contratto a tempo indeterminato.

Un aspetto importante riguarda lo stipendio che, durante l'apprendistato, non sarà quello 'contrattuale', bensì quello stabilito dalla legge.

Non dovrebbe cambiare nulla, invece, per quanto riguarda i criteri relativi alle immissioni in ruolo: si continuerà, infatti, con la procedura duale, al 50 per cento con scorrimento delle GaE e con l'altra metà dalle graduatorie dei concorsi.

Scuola, titolarità su ambiti e chiamata diretta: scontro Miur-sindacati

Le deleghe, comunque, riguarderanno anche altri aspetti professionali come, ad esempio, la cancellazione della titolarità di sede, una delle questioni più controverse e oggetto di durissime proteste da parte dei sindacati: l'ormai celebre 'chiamata diretta dei presidi' comincerà a produrre i suoi effetti (i dirigenti scolastici completeranno il proprio organico dall'elenco dei docenti assegnati a un determinato ambito territoriale) anche se occorre dire che i docenti che attualmente sono titolari di una sede non perderanno tale privilegio se non quando diverranno 'oggetto' di provvedimento di mobilità.

A questo proposito, è in atto un vero e proprio scontro tra Miur e sindacati: a meno di un clamoroso (ed al quanto improbabile) ripensamento da parte dell'amministrazione centrale, ci stiamo avviando verso un mancato accordo sul contratto di mobilità. Ciò significa che il Ministero dell'Istruzione procederà tramite ordinanza, ordinanza che diventerà inevitabilmente oggetto di impugnazione da parte di docenti e sindacati.

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