In una intervista rilasciata a SKY-TG24, il Presidente dell’Inps, Tito Boeri ha rimarcato la necessità di una riforma previdenziale che ormai non può essere più rinviata. Il Governo non è riuscito ad inserirla nella Legge di Stabilità, ma ci si era lasciati con la promessa di riparlarne nel 2016. Adesso i tempi sono maturi e non c’è l’assillo della scadenza al 31 dicembre come per la manovra finanziaria. Ecco come funzionerebbe l’uscita anticipata e quindi la flessibilità, per l’INPS e per Boeri.

Uscita a partire da 63 anni e 7 mesi

La base di partenza della proposta di Boeri è l’uscita possibile con minimo 20 anni di contributi e soprattutto al compimento di 63 anni e 7 mesi.

Sarebbe una autentica manna dal cielo per molti lavoratori che adesso si sono viste impennare le soglie di età anagrafica per la pensione, a quasi 67 anni. Naturalmente la proposta del presidente Boeri comprende anche delle penalizzazioni in termini di riduzione dell’assegno pensionistico, ma entro il 10%. L’idea che a vederla così sembra realizzabile, infatti si tratterebbe di estendere a tutti i lavoratori lo sconto concesso dalla famigerata Legge Fornero a quei lavoratori che hanno contributi versati esclusivamente nel sistema contributivo. Anche dal punto di vista delle coperture e della spesa pubblica, il tutto sarebbe a spesa limitata perché l’uscita sarebbe pareggiata dal risparmio ottenuto dalla riduzione di assegno vicino al 10% per chi uscirebbe con l’anticipo massimo, cioè come dicevamo a 63 anni e 7 mesi.

La proposta dell’INPS in sintesi

Nell’intervento televisivo, Boeri auspica che una mano alla Nazione venga data dall’Europa. Infatti una maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea potrebbe consentire all’Italia di rendere finalmente attuabile quella flessibilità pensionistica che avrebbe un effetto imponente anche sull’occupazione giovanile per via dell’inevitabile turn over che scatterebbe.

Inoltre, una penalizzazione che partirebbe dal 10% e che scenderebbe per ogni anno di lavoro in più che il lavoratore sceglierebbe di svolgere, sarebbe anche un ulteriore segnale inviato ai futuri pensionandi sul fatto che la decisione finale su quando uscire, spetterebbe proprio a loro. Infatti, partendo dalla soglia massima di penalizzazione per l’uscita a 66 anni e 7 mesi, la stessa si ridurrebbe di oltre il 3% uscendo a 64 anni e 7 mesi, e così via, fino all’azzeramento totale uscendo a 66 anni e 7 mesi.

L’ottimismo sulle possibilità che dalle parole si passi all’azione, sta nel fatto che la proposta Boeri sembra simile a quella di Damiano, almeno come struttura. Infatti le differenze sono che Damiano concederebbe un anno in più di anticipo (partendo a 62 anni) con una penalizzazione massima dell’8% che si abbasserebbe del 2% all’anno e si azzererebbe fisiologicamente a 66 anni e 7 mesi.