Nel 2016 si attendono cambiamenti per quanto concerne la riforma pensionistica italiana. I cittadini invocano a gran voce una svolta, ma fino ad oggi il Governo si è tappato le orecchie per non ascoltare le grida d’aiuto di numerosi lavoratori che vedono la pensione come un vero e proprio miraggio. Sulla questione è intervenuto ancora una volta Cesare Damiano, che ha voluto ribadire quali sono gli obiettivi prioritari per quest’anno, invitando l’Esecutivo a non dimenticare le promesse fatte in passato.

Dopo l’intervento di Tito Boeri dell’Inps, che nei giorni scorsi ha avanzato una nuova proposta di pensione anticipata, il presidente della commissione Lavoro ha sollecitato Matteo Renzi ad attuare delle modifiche alla normativa previdenziale attuale, introducendo maggior flessibilità in uscita.

Flessibilità è il diktat per la riforma delle pensioni 2016

Cesare Damiano, nell’intervista rilasciata sulle pagine de Il Tempo, ha ricordato che la flessibilità è l’obiettivo principale se si vuole rimediare agli errori della Legge Fornero.

L’ex ministro mette pressione al Governo, ribadendo la necessità di introdurre le pensioni flessibili. Lui stesso ha portato avanti la Quota 97, con quiescenza a partire da 62 anni d’età e 35 di contributi con una penalizzazione massima dell’8%, ma andrebbero bene anche altre ipotesi al vaglio, purché si risolvano i problemi della gente. Sulla pensione anticipata presentata da Damiano, si parla di costi per il primo quadriennio, ma per i successivi 19 anni seguiranno soltanto risparmi.

Al contrario dei conti fatti dal Governo, che riferisce essere troppo onerosi per le casse dello Stato, il presidente della commissione Lavoro sostiene che tale provvedimento avrebbe complessivamente un costo zero. Un punto positivo della Quota 97 sarebbe il dare una possibilità di scelta ai lavoratori. Infatti, chi è impegnato in un lavoro usurante e riterrà di poter sostenere un taglio dell’assegno pensionistico potrà lasciare il proprio posto anticipatamente, mentre chi vorrà potrà proseguire fino al raggiungimento dei requisiti normali per il pensionamento.

Inoltre, coloro che perdono l’impiego dopo i 60 anni, che ad oggi sono senza alcuna prospettiva, avranno una sorta di ’uscita di sicurezza’ alla quale aggrapparsi.

L’onorevole ha poi tuonato contro il Premier sulla sua politica occupazionale per i giovani. A riguardo, ha sottolineato come non è possibile avere oggigiorno delle aziende composte da lavoratori prossimi al compimento del settantesimo anno d’età ed i ragazzi esclusi dal mondo del lavoro e disoccupati.

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Risolvere la questione delle Pensioni andrebbe di conseguenza a favorire un ricambio generazionale. Cesare Damiano ha anche parlato della questione degli esodati, riferendo che fino ad oggi si è salvaguardato oltre 170 mila lavoratori, ma ad oggi rimangono fuori ancora 20 mila persone secondo le stime dell’Inps. Quanto bisognerà attendere per poter vedersi archiviato questo problema? L’ex ministro è pronto a preparare un’ottava salvaguarda se fosse necessario, ma spera che la flessibilità in uscita risolva prima il tutto.

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