Non sono servite le sette misure di salvaguardia approvate finora. Con i precedenti provvedimenti, infatti, sono stati tutelati circa 172 mila esodati ma, secondo le stime dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale bisogna garantire una copertura previdenziale per altri 20 mila lavoratori.

Il Pd studia l'ottava salvaguardia

È questo il motivo che ha spinto il Partito Democratico a studiare una nuova misura da sottoporre all'esecutivo. Si tratta dell'ottava salvaguardia in favore dei lavoratori rimasti penalizzati dalle rigide norme della Legge Fornero.

La deputata del Pd Maria Luisa Gnecchi e il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano hanno già iniziato a lavorare su una probabile proposta da presentare al Governo, il quale, potrebbe ancora temporeggiare per timore che sulle casse statali andrebbero a gravare costi eccessivi.

Sono sette le misure di salvaguardia approvate finora, utili per la tutela previdenziale di circa 172 mila lavoratori esodati con una spesa pari a 11 miliardi di euro. In particolare, la legge 208/2015 (settima salvaguardia), ha previsto la tutela per 6.300 lavoratori in mobilità ordinaria, circa 9.000 autorizzati alla prosecuzione volontaria, 2.000 lavoratori in congedo, 6.000 cessati con rapporto unilaterale e altri 3.000 lavoratori a tempo determinato.

Il termine per la presentazione delle domande è fissato per il prossimo 1° marzo, momento in cui si potranno prendere delle decisioni concrete sugli esodati visto che, secondo l'ex ministro del Lavoro Damiano, il prossimo intervento potrebbe essere effettuato a costo zero.

Gnecchi e Damiano: flessibilità strutturale per anticipare l'uscita

Da ricordare che, dal primo gennaio i lavoratori saranno costretti a lavorare quattro mesi in più per via dell'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita con il rischio concreto di diventare esodati. In attesa di una decisione da parte del Governo infatti, Gnecchi e Damiano potrebbero chiedere una flessibilità strutturale che possa dare la possibilità a migliaia di lavoratori di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro visto che lo stesso Matteo Renzi, nonostante la promessa fatta nei mesi scorsi, non ha ancora riaperto il capitolo sulla flessibilità in uscita.