La pensione di vecchiaia è l’istituto previdenziale che scatta nel momento in cui un soggetto raggiunge l’età pensionabile prevista dalla normativa vigente. Dal 1° gennaio 2016, per via dell’aumento dell’aspettativa di vita calcolata secondo i dati Istat, la pensione di vecchiaia scatterà a 66 anni e 7 mesi. In pratica, se un lavoratore raggiunge quella età anagrafica, con almeno 20 anni di contributi versati, potrà andare in pensione nel 2016. Questi limiti saranno validi anche nel 2017, ma dal 2018, la situazione peggiorerà e vediamo come.
Pensione di vecchiaia per il biennio 2016/2018
Come dicevamo, la Legge Fornero inasprendo i requisiti per la pensione, ha allontanato per tutti il giorno in cui si potrà lasciare il lavoro per il meritato riposo. In questi ultimi mesi si è parlato tanto di riforma delle pensioni e di flessibilità in uscita, ma anche se si riuscisse a riformare il nostro sistema previdenziale, cancellando la Legge Fornero, difficilmente l’età da raggiungere, per la pensione di vecchiaia, potrebbe essere cambiata. La flessibilità in uscita non riguarderà da vicino la pensione di vecchiaia, perché sarà un provvedimento che permetterà l’uscita dal lavoro al raggiungimento di un congruo numero di anni di contributi, mentre l’istituto di cui parliamo, ha come fattore più importante, l’età anagrafica.
Per questa pensione, il problema maggiore è l’aspettativa di vita, il fatto che si muoia in più tarda età, almeno secondo i dati statistici. A causa di questo, nel 2016, l’età necessaria è cresciuta di 4 mesi. Pertanto, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2017, sempre con 20 anni di anzianità contributiva, saranno necessari 66 anni e 7 mesi di età nel settore pubblico. In parole povere, potranno andare in pensione nel 2016, tutti i nati entro il 31 maggio 1950. Stesso discorso per il 2017, cioè tutti i nati successivamente al 31 maggio 1950 ed entro il 31 maggio 1951.
Il futuro è ancora peggiore, soprattutto per le donne
Se per il prossimo biennio, tutto sembra chiaro e stabile, essendo ufficializzati i requisiti, per gli anni futuri, la situazione, senza interventi normativi che blocchino gli scatti per l’aumento della vita, sarà ancora peggiore.
Infatti oggi, le donne del settore privato possono usufruire di un anno di anticipo rispetto ai 66 anni e sette mesi. In pratica, possono andare in pensione tutte le donne nate entro il 31 maggio del 1951 per il 2016 e del 1952 per il 2017. Nel 2018, l’età necessaria, sia per gli uomini che per le donne sarà uniformata. Significa che una donna nata il 31 maggio 1952, andrà in pensione il 31 dicembre 2017, se nata il giorno dopo, cioè il 1° giugno 1952, dovrà attendere il 1° gennaio 2019.
Per il biennio 2019/2020 andrà ancora peggio, perché scatteranno altri 4 mesi di aumento, portando l’età buona a 66 anni ed 11 mesi. Bisognerà essere nati entro il 31 gennaio del 1953 per il 2019 e del 1954 per il 2020.
Si può concludere che ci vuole fortuna anche per andare in pensione perché due donne nate a pochi mesi di distanza, cioè una il 31 maggio 1952 ed una il 1° gennaio 1953, andranno in pensione a distanza di tre anni l’una dall’altra. Nel biennio 2021/2022 e così via fino al 2030, l’età sarà aumentata ancora di tre mesi alla volta, portando l’età necessaria oltre i 68 anni. Come dire, al peggio non c’è mai fine.