"Sul tema della flessibilità delle Pensioni cresce il sostegno dell'opinione pubblica e la mobilitazione del sindacato": ad affermarlo è il Presidente della Commissione lavoro alla Camera, che indica la decisione delle parti sociali di avviare una mobilitazione unitaria per il prossimo 2 aprile come un importante appoggio ai tentativi legislativi di avviare la flessibilità in uscita dal lavoro. L'On Cesare Damiano ricorda come sulla vicenda siano presenti delle bozze di legge già dal lontano 2013, in merito alle quali i partiti stanno cooperando e lavorando trasversalmente, al fine di condividerne l'impostazione.

Sono principalmente due i meccanismi con le quali si sta provando ad avviare le pensioni flessibili. Con il primo (comunemente conosciuto come la quota 97) "prevediamo quattro anni di anticipo rispetto alle attuali normative, con l'8% di penalizzazione ed a condizione che si abbiano almeno 35 anni di contribuzione". Per quanto concerne invece i lavoratori precoci, l'idea è di permettere il loro pensionamento una volta che sono stati maturati i 41 anni di versamenti.

Flessibilità previdenziale: le tante proposte sul campo sottolineano l'importanza della misura

Sempre in merito alle ultime novitàsullaflessibilità previdenziale, è da sottolineare come il sostegno crescente sul tema abbiacoinvolto lo stesso istituto di previdenza pubblica.

"Di recente, anche il Presidente dell'Inps Boeri ha formulato una proposta di anticipo massimo del 3% per ogni anno" ha spiegato l'On Damiano, indicando che in confronto alla quota 97 "la differenza è minima e solo quantitativa". Infatti, se proviamo a convertire in formule aritmetiche le due proposte di uscita potremmo definire la quota 97 come 4x2 mentre l'uscita proposta da Boeri come 3x3.

Per il Parlamentare ne consegue che si resta comunque "sulla buona strada e che la riforma si possa fare", al fine di agevolare non solo i lavoratori in età avanzata, ma anche i giovani desiderosi di entrare nel mondo del lavoro.

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