Il capitolo previdenziale continua a tenere banco con il governo che se vuole provvedere alla riforma dovrebbe iniziare a produrre proposte su cosa fare. Infatti, la flessibilità in uscita che dovrebbe essere uno dei punti più importanti della legge di stabilità, dovrà per forza essere approntata per ottobre, mese in cui l’esecutivo presenta la manovra finanziaria di ogni anno. Il presidente della "commissione lavoro" Damiano, proprio in vista della manovra d’autunno, torna a spingere sul tema previdenziale.

Necessaria una proposta dell’esecutivo

Il presidente Damiano, intervenendoin questi giorni sulle novità della previdenza complementare e del mix di interventi che sembrano essere in procinto di essere preparati dal governo, sprona l’esecutivo a preparare una proposta da discutere. Secondo il presidente sarebbenecessario un primo passo per via del solito nodo coperture, con il governo che sembra intenzionato a mettere a bilancio tra i 5 ed i 6 miliardi ea valutare le vie alternative ai soldi pubblici. Infatti bisognacomprendere se le idee di ampliare l’utilizzo della previdenza complementare, di chiamare in causa il sistema bancario e di spingere sul prestito pensionistico, siano fattibili. Sono queste le nuove idee che sembrano essere entrate di forza tra le tante che ci sono per correggere la legge Fornero.

Bisogna poiconsiderare attentamente la quota 41 per i precoci, provvedimento che a dire il vero, nonostante la riuscita manifestazione di qualche giorno fa, sta perdendo appeal a favore di quota 100. Sembra che sia più facile lavorare su quest’ultima perché abbraccerebbe una più ampia platea di persone, compresi i precoci, anche se, per loro, in maniera meno conveniente.

Come potrebbe cambiare la previdenza italiana

Il cantiere pensioni è sempre aperto e numerose sono le proposte su cui sicuramente il governo lavora. I tempi che diventano sempre più stretti probabilmente non daranno campo ad altre proposte oltre a quelle già depositate. Se tutto rimarrà allo stato attuale e se il governo darà il via libera alla riforma, probabilmente il primo punto sarà la flessibilità pensionistica.

Si potrebbe uscire dal lavoro a partire da 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi ed una riduzione di assegno del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 e 7 mesi. Una variante in campo sarebbe l’uscita a 63 anni e 7 mesi con minimo 20 di contributi, ma con assegno calcolato con il contributivo e con penalità di oltre il 3% per anno di anticipo. Si valuta anche di estendere il regime sperimentale di opzione donna non solo alle lavoratrici di sesso femminile. In pratica si potrebbe concedere l’uscita a 57 anni e 3 mesi (ma si valuta di portare l’età a 62 anni) con 35 annidi contributi accettando però penalizzazioni di pensione, anche del 35%. Ultima novità potrebbe essere la conferma del prestito pensionistico, magari estendendolo a tutti gli over 55 senza lavoro. In pratica si concederebbe la pensione anticipata a questi soggetti che poi la restituirebbero in rate mensili una volta andati in pensione con i requisiti a loro spettanti.