Il sottosegratario Baretta, nei giorni scorsi, lo aveva detto senza ricorrere a giri di parole: nel Documento di Economia e di Finanza non si sarebbe stato alcun richiamo alle Pensioni, in quanto l'esecutivo giudicava inesatto prendere impegni di principio se prima non si fossero effettuati i calcoli sulle coperture economiche delle varie proposte. La bozza del DEF pubblicata dal vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto sul suo profilo Facebook, ha confermato che quelle di Baretta non erano semplici esternazioni ma precise dichiarazioni corrispondenti alla verità.

Nel Documento di Economia e Finanza non c'è alcun riferimento a una futura riforma delle pensioni, nè tantomeno alcun accenno ai tanti dossier aperti: da quello dei lavoratori precoci a quello degli esodati, da quello dei quota 96 della scuola fino ad Opzione Donna. Addirittura, manca un accenno formale alla necessità di predisporre gli strumenti per l'introduzione della tanto invocata "flessibilità in uscita".

L'inserimento della riforma appare sempre più incerto

L'assenza di richiamo alla flessibilità rende, a questo punto, molto incerto il cammino verso l'inserimento di una riforma delle pensioni all'interno della prossima Legge di Stabilità. Del resto era stato Cesare Damiano, da sempre sostenitore della necessità di un cambio legislativo in tema di riforma delle pensioni per impedire agli automatismi previsti dalla Legge Fornero di entrare in vigore, ad affermare che in assenza di un richiamo alle pensioni nel DEF, le possibilità che si possa giungere a una riforma delle pensioni nella Legge di Stabilità si sarebbero abbassate enormemente. Rizzetto ha svelato che quello che era il rischio paventato da Damiano si è praticamente concretizzato.

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Pensioni

Per i precoci, lo stesso scenario di un anno fa

L'assenza di riferimento alle pensioni nel DEF ha inevitabilmente abbassato ilmorale dei lavoratori precoci in lotta per la quota 41 che, nel frastagliato mondo delle vittime della Legge Fornero, sono tra i più combattivi. Il fatto è che il "caso precoci", nonostante goda di un sostegno trasversale tra vari esponenti politici, non è mai oggetto di riferimento preciso da parte del governo e laddove esso venga citato da esponenti dell'esecutivo comunque non viene presa in considerazione la proposta di quota 41 senza penalizzazioni che invece è la bandiera della maggior parte dei lavoratori precoci.

L'assenza di riferimenti alla flessibilità in uscita nel DEF si traduce, per quanto riguarda i precoci, in un ulteriore allungamento dei tempi di risoluzione delle loro problematiche e, in una perdita verticale delle possibilità di successo della proposta di quota 41. Non è quindi un caso se, dopo la pubblicazione da parte di Rizzetto del post-verità, tanti precoci sui social non abbiano potuto fare a meno di ricordare che anche quest'anno si sta ripetendo lo stesso scenario dell'anno scorso compresa la vana promessa del governo di agire in Legge di Stabilità.

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