Della riforma delle Pensioni se ne discuterà già nell'ultima parte del 2016 partendo da una condizione essenziale: le misure da adottarenon dovranno produrre squilibri nei conti pubblici. L'obiettivo da raggiungere sarà quello di assicurare una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro ed allentare le restrizioni prodotte sulle pensioni dalla legge Fornero. Manon sono previste maxi riforme per il meccanismo previdenziale: la scelta ricadrà solo susoluzioni parziali, una sorta di "tagliando" alle pensioni dei contribuenti. Al momento, in pole-position restanole due ipotesi di riforma proposte dalpresidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano e dal presidente dell'Inps, Tito Boeri.

Pensione anticipata, proposte di Damiano e Boeri: quale taglio nell'assegno?

Le due ipotesi sono abbastanza simili: quella di Damiano permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni e sette mesi, con un anticipo di 4 anni rispetto all'età anagrafica necessaria per la pensione di vecchiaia. Il costo della misura, come più volte assicurato dallo stesso Damiano, sarebbe a carico del pensionato che si vedrebbe tagliato l'assegno del 2 per cento per ciascun anno di anticipo, quindi dell'8 per cento totale. Quella di Boeri, invece, prevede la pensione anticipata tre anni prima e una penalizzazione del 3 per cento per ciascun anno di anticipo: la decurtazione sarebbe del 9 per cento totale.

Entrambe le proposte partono dal requisito contributivo di almeno 35 anni di versamenti.

Opzione donna: quale sarebbe la decurtazione in caso di estensione?

Negli ultimi tempi si sta facendo strada anche l'ipotesi dell'estensione della cosiddetta "opzione donna", sia confermandola per le lavoratrici (ad oggi riservata solo alle donne che abbiano maturato l'età di 57 anni e 3 mesi e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015), sia includendovi anche gli uomini.

Si tratta, a ben vedere, della proposta più dannosa per l'assegno pensionistico: il ricalcolo del mensile con il solo metodo contributivo derivante dall'applicazione dell'opzione donna comporta un taglio del 30 per cento, come confermato anche dalla relazione accompagnatoria alla legge di Stabilità 2016.