Consentire da un lato la flessibilità in uscita dal lavoro con degli strumenti che dall'altro lato permettano di garantire la sostenibilità del bilancio pubblico: è questa la quadra che sta cercando di realizzare il Governo Renzi in merito al tema dell'apertura alle regole di pensionamento decise con la legge Fornero. Fino ad oggi i decisori che si sono succeduti hanno sempre cercato di tamponare il problema attraverso delle misure estemporanee, come nel caso delle sette salvaguardie in favore dei lavoratori esodati, ma la necessità di arrivare ad un'intervento che possa dirsi strutturale e comunque definitivo sembra ormai improcrastinabile.

"C'è una volontà a farlo, che in questa sede ribadisco" ha spiegato il Ministro del lavoro Giuliano Poletti durante un suo recente intervento in Senato. "L'argomento è all'ordine del giorno del lavoro di questo Ministero e del Governo Italiano".

Riforma previdenziale, dalla quota 97 alla 41: ecco come si pensa di aiutare precoci, esodati e disoccupati 

Se il punto di partenza della flessibilizzazione previdenziale è certo, maggiori dubbi continuano oggi a sussistere su quelle che potrebbero essere le strategie messe in atto dall'esecutivo per cercare di alleviare il disagio sociale senza mettere in dubbio la sostenibilità dell'Inps.

D'altra parte,  le proposte non mancano, a partire da quelle depositate presso la Commissione lavoro della Camera. Si tratta dell'ormai nota pensione anticipata con la quota 97, che prevede il raggiungimento di 62 anni di età e di 35 anni di versamenti, più l'8% di penalizzazione massima. Mentre per i lavoratori precoci si pensa di garantire l'uscita con 41 anni di contribuzione, senza ulteriori penalizzazioni.

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Pensioni

Proposte similari, seppure con differenze nei dettagli applicativi, sono state avanzate anche dai sindacati e dal Presidente dell'Inps. Sembra però condivisa da tutti l'idea di aiutare i pensionandi a uscire dal lavoro tre o quattro anni prima del previsto, seppure in alcuni casi specifici con una penalizzazione (che risulterebbe comunque contenuta).

Uscite flessibili, resta il nodo della sostenibilità dei conti nel medio e lungo termine

Stante la situazione, appare chiaro che la volontà espressa dal Governo da sola non basterà per arrivare ad una soluzione, anche perché il dossier resta sui tavoli della politica ormai dal 2011.

L'aspetto decisivo resta comunque quello dei conti e della ricerca di una soluzione che possa garantire i fattori di equilibrio del bilancio Inps, perciò vi sono dei limiti sui quali non si può soprassedere. "Il primo è quello di mantenere nel tempo la stabilità e la sostenibilità del sistema previdenziale italiano. Il secondo è relativo alla compatibilità con i parametri che il nostro Paese ha assunto a livello europeo" spiega il Ministro Giuliano Poletti. "Il terzo è quello della compatibilità con la legge di bilancio e la contabilità pubblica, che non ci consente di attualizzare ad oggi i risparmi futuri", ha concluso l'esponente del Governo, indicando quali sono le maggiori sfide che dovranno essere superate nei prossimi mesi per avviare davvero la flessibilità previdenziale.

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