Matteo Renzi ritorna sul tema Pensioni, e più in particolare parla delle pensioni anticipate, o Ape. Il suo sistema, annunciato pochi giorni fa, non ha convinto proprio tutti. Anzi, in verità ha convinto pochissime persone, neanche esponenti del suo stesso Governo come Cesare Damiano, i quali chiedevano sì un qualche metodo per uscire in anticipo dal mondo del lavoro, ma senza penalizzazioni. Ieri Renzi a Porta a Porta ha precisato meglio le sue intenzioni, affermando che seppur ci saranno delle riduzioni nel cedolino della pensione anticipata, esse saranno minori del previsto.

A quanto ammontano i tagli dell'Ape

Secondo Renzi un pensionato che decidesse di aderire all'Ape non perderebbe più dell'1-3% l'anno sulla pensione, il che significa che la riduzione massima potrebbe arrivare al 9%. C'è un'eccezione, ovvero gli assegni pensionistici più elevati, per i quali la riduzione massima sarà del 4%, ovvero il 12% se si decidesse di usufruire di tutti e tre gli anni a disposizione. Le cifre escono dunque fortemente ridimensionate dato che fino a pochi giorni fa si parlava del 4% all'anno a salire fino addirittura ad una riduzione del 25% nei tre anni per le pensioni più elevate.

I prossimi passi dell'Ape

Anche se il Premier ha bene in mente il meccanismo dell'Ape, per la sua entrata in vigore ci vorrà tempo.

Dopo aver redatto un testo di legge da presentare in Parlamento, dovrà farlo passare anche al vaglio dell'Unione Europea. Questa però sembra più che altro una formalità dato che la legge rispetta i dettami di Bruxelles. Secondo i piani il testo definitivo dovrebbe essere introdotto nella Legge di Stabilità 2017, ma Renzi spera che si faccia prima e si possa far entrare in vigore l'Ape già da quest'anno.

Confermato il ruolo delle banche che dovranno occuparsi di anticipare la pensione fino alla maturazione completa dell'età pensionistica, e a tal proposito Renzi ha fatto una precisazione molto importante: gli interessi da pagare alle banche non saranno a carico del pensionato, ma dello Stato. Dunque la parte che il pensionato restituirà una volta andato in pensione sarà soltanto l'importo prestato e non sarà gravata dagli interessi.

Il costo degli interessi dovrebbe ammontare a circa 800 milioni di euro all'anno che dovrebbero essere coperti al 100% dai prelievi di solidarietà sulle pensioni più elevate. Infine per i lavoratori costretti ad andare in pensione a causa di ristrutturazioni o crisi aziendali, sarà l'azienda stessa, e non le banche, a provvedere al prestito pensionistico.