Ad Aprile di quest'anno l'aumento tendenziale delle retribuzioni è il più basso dal 1982. A rilevarlo è l'Istat, che ha registrato un aumento delle retribuzioni contrattuali orarie dello 0,6%, rinnovando il record negativo precedente, stabilito a Gennaio, quando il dato si era attestato allo 0,7%

Il confronto con l'anno precedente

Nel primo quadrimestre del 2016, la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7%, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

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Per i lavoratori del settore privato l'incremento è stato dello 0,8%, mentre la retribuzione dei dipendenti pubblici è rimasta invariata. Scendendo nel dettaglio, i settori che hanno registrato un incremento più significativo sono i dipendenti del settore tessile, dell'abbigliamento e della lavorazione delle pelli, che rispetto ad Aprile 2015 hanno registrato un incremento del 3,4%. Bene anche i settori gas e energia elettrica, che hanno riscontrato un aumento vicino al 2%.

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I CCNL riguardano il 35,9% degli occupati

Alla fine del primo quadrimestre 2016 i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), in vigore per la parte retributiva, riguardano quasi il 36% dei lavoratori dipendenti. Tra i contratti oggetto dell'indagine dell'Istituto Nazionale di Statistica, non ci sono stati rinnovi o altro tipo di modifiche, mentre sette accordi contrattuali sono giunti alla scadenza prestabilita.

52 contratti in attesa di essere rinnovati

I contratti collettivi di lavoro giunti alla scadenza, ed in attesa di essere rinegoziati, sono 52, dei quali 15 sono relativi alla pubblica amministrazione.

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I lavoratori in attesa di rinnovo del contratto si attestano a 8,3 milioni, dei quali 2,9 milioni relativi al pubblico impiego. Numeri alla mano, il contratto vacante riguarda il 64,1% di tutti i lavoratori dipendenti, il 53,6% se prendiamo in esame solo il settore privato. I tempi di attesa per il rinnovo, mediamente sono superiori a tre anni, media alla quale contribuiscono in modo determinate i contratti pubblici, perché nel settore privato l'attesa scende a meno di 18 mesi. Che comunque, non sono pochi.

Gli stipendi italiani sono tra i peggiori in Europa

Secondo un'indagine di "Willis Towers Watson", ripresa e pubblicata da "Repubblica" nel Febbraio scorso, a livello europeo l'Italia è nella parte bassa della classifica media delle retribuzioni: specialmente sui salari d'ingresso, che viaggiano a una media di 27mila euro annui. 

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