L'Ape sembra avere tutte le caratteristiche per diventare il tormentone della prossima estate, ma nulla ha da spartire con il laborioso insetto appartenente alla famiglia degliimenotteri. Tutt'altro, l'anticipo pensionistico èdiventato ormai un nuovo nodo gordianoper i tanti pensionandi colpiti dalla Manovra Fornero, che attendono da anni di vedere arrivare una soluzione strutturale alle proprie situazioni di disagio. Si tratta di lavoratori come esodati, precoci o di persone che hanno perso il proprio posto di lavoro in età avanzata, trovatesi improvvisamente di fronte all'impossibilità di avere accesso alla quiescenza.

Governo e Parlamento hanno finora prodotto una serie di misure di tutela e salvaguardia "ad hoc" per le situazioni di maggiore disagio, ma non sono riusciti a realizzare uno strumento strutturale di flessibilità che potesse consentire di rimediare all'estrema rigidità deicriteri contributivi e di anzianità introdotta nel 2011. L'APE anticipata dal Governo Renzi si inserisce in questo contesto, sebbene siano in molti a chiedersise possa effettivamente rimettere in moto la staffetta generazionale. Vediamo insieme i dettagli di funzionamento noti ad oggi assieme ai punti di maggior criticità.

Anticipo pensionistico e riforma della previdenza: le ipotesi note ad oggi

Partiamo dalla platea dei potenziali beneficiari della misura, che sarebbe concentrata attorno ai nati tra il 1951 ed il 1953: questi lavoratori rientrano anche tra i maggiormente colpiti della manovra Fornero del 2011, seppure sono in molti a vivere situazioni di disagio lavorativo anche oltrea taleristretta fascia di età.

Il punto si accompagna inoltre alla questione della penalizzazione da applicare alla pensione anticipata. Finora il Governo ha parlato di un taglio che va dall'1 al 3% (applicato su ogni anno di anticipo), ma coloro che dovessero scegliere volontariamente di fruire della misura potrebbero vedere salire questo parametro fino al 4 o 5%: Un'ipotesi che di fatto scoraggerebbe le adesioni, limitandole alle situazionidi grave necessità.

Dall'altro lato, la misura sembra permettere un ingresso anche a coloro che hanno acquisito un'anzianità contributiva contenuta, visto che fisserebbe il vincolo d'ingresso a 20 anni di versamenti.

Uscite flessibili: si punta a penalizzazione graduale

Altro lato interessantein merito all'ipotesi dell'Ape sarebbe la scelta di applicare le penalizzazioni appena indicate con una logica di gradualità, pertanto si potrebbe tenere conto non solo dell'effettiva situazione di necessità, ma anche dell'importo del futuro assegno.

Un esempio circolato sulla stampa negli ultimi giorni prendeva come riferimento il limite della pensione sociale, moltiplicata per due o tre volte nell'importo. Si potrebbe quindi prevedere trattenute più basse per chi non raggiunge queste soglie, in modo simile a come già avvenuto per il noto caso delle rivalutazioni Istat degli assegni previdenziali. In quest'ultimo scenario, le penalizzazioni dipenderebbero da un mix di fattori riguardante tanto la situazione lavorativa o di disoccupazione del pensionando quanto l'importo del futuro assegno.

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