Ormai ci siamo, il tanto atteso incontro tra Governo e sindacati sul tema previdenziale, domani 14 giugno sarà realtà. Al Ministero del Lavoro, si inizierà sul serio a parlare di riforma previdenziale e dalle parole si inizierà a passare ai fatti. Le problematiche del sistema previdenziale sono note a tutti così come le proposte sul tavolo che vanno solo sistemate ed aggiustate. La CGIL ed il suo segretario generale Camusso sono pronti a dar battaglia per quello che loro vorrebbero fosse inserito nella riforma, ma allo stesso tempo si dicono disponibili a trovare un accordo con il Governo.
Incontro propedeutico di una soluzione?
La scadenza di un probabile intervento previdenziale è sempre la stessa, cioè ottobre e la consueta manovra di autunno. Infatti, se mai ci sarà la famosa riforma delle pensioni o quanto meno alcuni correttivi al sistema pensionistico, tra cui la flessibilità in uscita, sarà da fare in Legge di Stabilità. Proprio con il più importante atto economico del Governo, si cercherà di mettere a posto un sistema che sembra faccia acqua da tutte le parti, almeno a vedere la grande attenzione che ottiene e la numerosità di soggetti che hanno da chiedere qualcosa al Governo. Le posizioni in campo sono chiare, con il Governo a spingere sull’APE, l’anticipo pensionistico in penalizzato, in prestito e pagato dalle banche, mentre i sindacati, più vicini a Damiano ed al suo Disegno di Legge con quota 100, quota 41, interventi per usuranti e ricongiunzioni.
Posizioni evidentemente distanti, soprattutto dal punto di vista dei costi dell’operazione. Il Governo medita risparmi e abbattimento dei costi per le casse dello Stato, tanto è vero che l’APE sembra quasi a costo zero. Meno attenti ai bilanci le proposte dei sindacati e di Damiano.
Cosa dice la Camusso
Proprio il nodo delle coperture è quello più complicato da affrontare nel probabile dibattito che inizierà domani. Per il segretario della CGIL, la scusa delle coperture non è valida perché, dati statistici alla mano, il sistema previdenziale italiano non costa di più di quanto costi negli altri paesi, soprattutto quelli della UE. La copertura economica e finanziaria sembra una scusa soprattutto se, a vedere bene le proposte sul tavolo, anche costando qualcosa nella fase iniziale della loro attuazione, producono già nel breve periodo un discreto vantaggio per i conti pubblici.
Secondo la Camusso, i giovani rischiano di arrivare a 70 anni per percepire la pensione, anche quelli che hanno iniziato a lavorare a 15 anni e questo non è possibile. Inoltre le aziende hanno interessi a rinnovare gli organici con forze lavoro giovani, ma l’aumento dell’età di uscita dal lavoro penalizza anche questo aspetto, costringendole a tenere in organico dipendenti, probabilmente troppo in là con gli anni.
Affrontare anche la questione dei versamenti in diverse casse previdenziali è necessario, alla luce del fatto che per coloro che sono passati dal pubblico al privato o viceversa, si chiede di pagare due volte i contributi al fine di raggrupparli in un unico contenitore. Per la CGIL molte sono le cose che si dovranno affrontare a partire da domani e se ci sarà la stessa volontà anche dal Governo sarà facile trovare un punto di unione.
Perché la previdenza, sempre secondo la Camusso, è lo specchio del mercato del lavoro. Un sistema previdenziale giusto, che non crei il dualismo tra lavoratori con diversi contratti e che permetta di andare in pensione in tempi socialmente giusti, aumenterebbe anche la possibilità di occupazione dei giovani.