Prima della pausa estiva nell’agenda del Governo sono stati stabiliti due nuovi incontri con i sindacati per continuare il lavoro sulla previdenza italiana. APE e flessibilità in uscita, quota 41, precoci ed usuranti restano sempre i temi caldi su cui si dibatte. I tempi ristretti che devono portare all’intervento entro ottobre quando se qualcosa verrà fatto, dovrà essere inserito nel calderone della Legge di Stabilità, fanno si che adesso si deve iniziare a quantificare la copertura finanziaria necessaria per l’intervento. Ecco perché nell’incontro di domani, 29 luglio, si inizierà a parlare di cifre.

Ecco il punto della situazione e tutte le novità in vista dell’incontro.

Poca chiarezza?

Durante il mese di luglio gli incontri tra Governo e sindacati sono stati molteplici, molti a porte chiuse. L’argomento è stato sempre lo stesso, l’APE e tutte le altre problematiche previdenziali in vista dell’intervento finale in Legge di Stabilità. L’argomento è stato affrontato dal punto di vista tecnico, per valutare come intervenire e come far funzionare la macchina previdenziale soprattutto alla luce dell’autentica novità in cantiere, l’APE e la sua pensione anticipata tramite prestito bancario da restituire. Detrazioni o estensione del periodo di ammortamento per ridurne l’impatto in termini di rata da restituire e quindi di taglio della pensione.

L’avvio sperimentale del provvedimento, che probabilmente riguarderà i nati tra il 1951 ed il 1953 è stato il punto focale degli incontri fin qui sostenuti. Poi si è valutato come fare per tutte le altre urgenze pensionistiche, tra le quali quota 41 per i precoci.

Per questi ultimi per esempio, più che accettare l’imput proveniente dai Comitati, dai Gruppi di Lavoratori e da diversi partiti politici che auspicano l’uscita a 41 anni di contributi senza limiti anagrafici, si pensa di concedere un bonus in termini di contributi versati. SI valuta di far valere per 1,5 volte i contributi versati dai lavoratori prima della maggiore età per ogni anno, cosa questa che probabilmente non risolve il problema precoci.

Inoltre si parla di estendere i benefici del lavoro usurante a più categorie non valutate come tali oggi oppure di rendere gratuite le ricostituzioni per le carriere discontinue. Poca chiarezza però sulla fattibilità degli interventi, ecco perché assume rilevanza il nuovo appuntamento di domani.

Adesso bisogna quantificare

I sindacati in maniera più o meno unitaria, si sono detti soddisfatti della piega che sta prendendo la discussione anche se qualcuno, come la CGIL auspica la chiusura repentina della questione perché gli incontri non possono continuare all’infinito.

Nel summit di domani si inizierà a parlare delle cifre, cioè dei soldi da destinare agli interventi. Per l’APE per esempio, intervento che ha come scopo principale quello di concedere la flessibilità in uscita senza spendere molti soldi statali, qualcosa deve essere comunque destinato. Tagliare la rata da restituire per le categorie più svantaggiate richiede uno sforzo in termini economici al Governo.

Per carità, immaginiamo sia uno sforzo minimo se come sembra, la pensione anticipata che i lavoratori percepiranno sarà restituita completamente e con gli interessi dai lavoratori stessi.

Per disoccupati, invalidi, famiglie numerose ed altri soggetti disagiati, la rata sembra sarà pagata dallo Stato e quindi bisognerà valutare che spesa si avrà. Ancora più importante lo stanziamento che verrà destinato agli altri problemi pensionistici che sembrano nascere con spesa completamente a carico dello Stato. Secondo le ultime indiscrezioni, il Governo valuterebbe di stanziare massimo 700 milioni di euro per la prossima finanziaria, mentre i sindacati chiedono almeno 2 miliardi. Ecco perché l’attesa per il nuovo summit è alta, le posizioni sembrano distanti.

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