Il governo sta lavorando a ritmo serrato per cercare di modificare i criteri della legge Fornero. Tra i beneficiari di tale modifica non figurano, però, i docenti. Il governo sta provando a valutare la possibilità di consentire l'uscita dal mondo del lavoro a 63 anni d'età, questo grazie ad una forma di aiuto economica erogata all'ex lavoratore, che dovrà poi impegnarsi a restituirla, ma la situazione si preannuncia come possibile a lungo termine. Questo è quanto è stato possibile evincere dalle parole di Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, il 2 luglio 2016 durante un meeting a Parma.

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Pensione: quale futuro per i docenti?

E' quindi possibile che i dipendenti possano beneficare della possibilità di uscire in anticipo dal mondo del lavoro; questo dovrebbe valere anche per i lavoratori del comparto Scuola, sono dipendenti anch'essi, ma il governo non pensa a loro in questi termini. Damiano punta, infatti, sulla possibilità di attuare la flessibilità in uscita con la possibilità di consentire l'uscita dal mondo del lavoro con 4 anni di anticipo. Bisogna però vedere le se casse dello Stato possono sostenere un tale dispendio economico.

Secondo quanto già anticipato in precedenza, i nati negli anni 1951, 1952, 1953 potrebbero smettere di lavorare con tre/quattro anni d'anticipo e beneficiare di un prestito da restituire con una decurtazione dall'assegno pensione.

Il governo aspetta quindi di delineare al meglio i punti di questo nuovo sistema pensionistico, definito APE (Anticipo Pensionistico), che porterebbe vantaggio e permetterebbe una svolta positiva. Damiano insiste sulla correzione della legge Fornero e sull'attuazione di un 8° salvaguardia per tutelare tutti gli esodati, garantire fondo per il lavoro usurante e opzione donna.

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Il governo però non prende in considerazione i docenti: essi dovranno stare in cattedra fino a 67 anni e la loro situazione pare rimanere in stallo e così sembra essere per ancora molto tempo a venire.