È atteso per domani il confronto decisivo tra Governo e parti sociali in merito al tema della flessibilità previdenziale. Le tre principali sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) si troveranno a fare fronte comune attraverso la propria piattaforma unificata, per cercare di chiudere un accordo che possa andare a riformare il sistema previdenziale pubblico e garantire uno scivolo anticipato di almeno tre anni a coloro che si sono trovati improvvisamente bloccati dalla Manovra Fornero nell'ormai lontano 2011. Se la disponibilità dell'esecutivo ad un'apertura dei criteri di quiescenza è ormai acclarata, il vero e proprio scontro si giocherà con tutta probabilità sull'ampiezza della flessibilità in uscita e di conseguenza sulle coperture finanziarie necessarie per dare buon fine all'operazione.

Riforma pensioni: ecco i punti chiave della partita sulle coperture

Per poter riuscire a garantire le misure considerate come essenziali, la Uil ha stimato un costo del provvedimento a partire dai 2,5 miliardi di euro, mentre la spesa ipotizzata inizialmente dal Sottosegretario Nannicini per le uscite anticipate si fermava ad un miliardo in meno. È chiaro che la parte restante del costo dovrebbe essere reperita "a mercato", attraverso il meccanismo del prestito pensionistico; una strada che però non sembra piacere ai sindacati e che trova il dissenso anche in unaparte del Parlamento. Il Presidente della Commissione lavoro alla Camera ha ribadito in diverse occasioni che il meccanismo di uscita anticipata dal lavoro deve esserealmeno di quattro anni ed a costo zero per chi vive situazioni di disagio.

D'altra parte, Tommaso Nannicini ha più volte evidenziato che "non potremo rispondere a tutti i punti sul tavolo, ci vorrebbe uno sforzo finanziario che al momento non è nelle nostre possibilità".

Pensioni anticipate: resta ottimismo tra le controparti

Stante la situazione, le premesse per il raggiungimento di un accordo durante il tavolo di domani restano comunque presenti, anche perché lo stesso Nannicini si è augurato di "arrivare a settembre con un quadro definito".

Motivo per il quale ci sono forti aspettative sul fatto che iltavolo tecnico riescacomunque a concretizzare dei risultati entro la giornata di domani. "Dobbiamo accelerare" ha affermato l'esponente del Governo, considerandoche dopo la pausa estiva il provvedimento dovrà entrare nella legge di stabilità. Mentre i nodi da sciogliere restano ancora numerosi.

Oltre alla flessibilità, sul tavolo vi sarebbe infatti anche la questione del supporto al reddito previdenziale, con l'ipotesi di agire sulle Pensioni più basse attraversoun'estensione della no tax area ed un intervento sulla 14ma mensilità. Ipotesi che da sole potrebbero arrivare a costare quasi un miliardo di euro, a conferma che il vero scontrosulla riforma delle pensioni non si giocherà con il fioretto ma con la calcolatrice in mano.

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