È arrivata dalle pagine del Corriere della Sera la nuova presa di posizione di Susanna Camusso in merito al tema dell'anticipo pensionistico e agli altri interventi di welfare in favore dei lavoratori che vivono situazioni di disagio. Negli scorsi articoli della nostra rubrica "Parola ai Comitati" abbiamo ripreso più volte le situazioni di emergenza vissute da chi si è trovato improvvisamente spiazzato dalla Manovra avvenuta nel 2011, a causa di un improvviso inasprimento dei criteri anagrafici e contributivi di accesso all'Inps. Ora i pensionandi sono in attesa di sapere cosa ne sarà del tavolo allestito tra Governo e sindacati, sebbene le discussioni negli ultimi giorni siano tornate a farsi accese.

"È successo che il Governo ci ha detto che con la legge di Bilancio avrebbe messo a disposizione risorse rilevanti, ma le anticipazioni parlano di appena 1,5 miliardi di euro" ha affermato la leader della Cgil, spiegando che per il sindacato tale sforzo non potrebbe essere considerato come sufficiente visto che serve intervenire sia sull'8va salvaguardia degli esodati, sia sui lavoratori precoci, su chi ha svolto lavori usuranti e sugli altri soggetti deboli.

Riforma pensioni: per Camusso l'APE rischia di alimentare grandi aspettative

In merito al tema dell'anticipo pensionistico, l'esponente della Cgil punta il dito contro l'APE ed il rischio flop che si accompagna a questa misura, paragonando la situazione a quanto già avvenuto con l'anticipo in busta paga del Tfr.

Secondo la sindacalista, le aspettative dei lavoratori sono elevate e potrebbero quindi trovare questa soluzione come profondamente ingiusta se venisse percepita come "un regalo a banche e assicurazioni". D'altra parte, Susanna Camusso punta il dito contro l'idea di indebitarsi in età avanzata, con un prestito ventennale che dovrebbe essere ripagato attraverso il reddito della futura pensione.

Una situazione percepita dalle persone come non naturale e contro il senso comune.

Pensioni anticipate e proposte sindacali: serve differenziare gli scenari

In merito ai punti fermi ed alle richieste avanzate dal sindacato sulla riforma previdenziale, la sindacalista Cgil è tornata a sottolineare la necessità di diversificare gli interventi sulla base della storia vissuta dai lavoratori.

Bisogna quindi offrire tutele diversificate in base alla reale aspettativa di vita conseguente al lavoro svolto, mentre per i precoci è necessario attuare un provvedimenti che consenta l'uscita una volta raggiunti i 41 anni di contribuzione. Infine, per i giovani che devono sottostare al calcolo contributivo della mensilità previdenziale, è necessario consentire l'uscita dal lavoro sulla base della propria libertà di scelta e senza dover sottostare agli aumenti relativi all'aspettativa di vita.

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