Come ormai già ampiamente risaputo, sul capitolo previdenziale, le posizioni tra Governo e sindacati sono le stesse solo su un punto, quello che dice che l’intervento sulle Pensioni è necessario. Per il resto, dalle misure fino alle cifre da stanziare, le posizioni sembrano abbastanza distanti. In vista dei futuri incontri già calendarizzati, compreso quello che si reputa sia decisivo, cioè del 12 settembre, il rischio che si arrivi ad uno scontro non sembra essere azzardato. Dopo la CGIL e la Fiom che hanno duramente contestato l’operato del Governo sul tema pensionistico, criticando il pacchetto di misure che si stanno varando, anche la UIL sembra allinearsi sulla stessa linea.

Il Governo può fare di testa sua?

Prima delle vacanze estive tutto sembrava filare liscio come l’olio, con le dichiarazioni rilasciate a margine dei vari e ripetuti incontri che facevano trasparire un cauto ma inequivocabile ottimismo sia dal Governo che dalle parti sociali. Il fatto che dopo la CGIL, anche la UIL abbia lasciato la via della pacatezza, può nascondere un fatto certo, cioè che le prerogative per pensionati e lavoratori saranno ancora disattese, magari rimandate ad interventi successivi alla Legge di Stabilità, cosa che 9 volte su 10 serve solo a rimandare tutto alla manovra di bilancio dell’anno successivo.

Il problema dei risultati del secondo trimestre del PIL , risultati negativi rispetto alle previsioni più ottimistiche, hanno spostato l’attenzione del Governo su altri problemi rispetto a quelli previdenziali. Già le cifre di cui si parlava per il pacchetto pensioni erano poche, ma adesso sembra che il Governo intenda operare in Legge di Stabilità, più per la crescita che per la previdenza. Si pensa di nuovo a misure a favore delle imprese, della riduzione delle tasse e del congelamento delle clausole di salvaguardia che significano aumenti dell’IVA.

Il segretario nazionale della UIL, Barbagallo ha dichiarato che con tutto il rispetto per le problematiche degli imprenditori, il tema delle pensioni non può essere distaccato dagli altri. Se è vero che la manovra finanziaria di autunno sarà da 25 miliardi, gioco forza, 2,5 di questi devono essere destinati alla flessibilità ed alle minime.

Nessuna guerra fra poveri

Il leader della UIL ha sottolineato come è evidente che le imprese hanno bisogno di aiuti, ma se i dati sono reali, cioè che il 75% della produzione delle nostre imprese, serve per il mercato interno, sembra altrettanto vero che bisogna ridare potere di acquisto ai pensionati.

In parole povere, secondo Barbagallo, non serve a niente agevolare le imprese a produrre merci, servizi e così via, se poi gli italiani, tra i quali anche i pensionati hanno pochi soldi per comprarli. Ecco perché serve aumentare le quattordicesime anche a pensionati che percepiscono fino a 1.300 euro al mese di pensione netta. Necessario inoltre aumentare gli importi delle quattordicesime, magari implementandole di quelle famose 80 euro al mese. Senza parlare della no tax area che deve essere equiparata, per i pensionati, agli importi previsti per i lavoratori dipendenti. Per l’APE, l’idea di flessibilità del Governo con Banche ed assicurazioni inserite nel sistema, se la CGIL è nettamente contraria, la UIL appare più moderata.

Per loro infatti, indebitarsi per andare in pensione può essere anche una strada perseguibile, perché a qualcuno gioverebbe. Il fatto però è che non sembra ammissibile che chi è costretto a scegliere la via del prestito bancario perché costretto a lasciare il lavoro, per un qualsiasi motivo, non può pagare di tasca propria la sua pensione. Vanno bene le detrazioni che aiuterebbero gli indigenti e le pensioni basse, ma esistono singole problematiche anche tra quelli che il Governo indica come meno bisognosi di tutela. Senza calcolare che per alcuni come gli incapienti, la strada delle detrazioni non porta vantaggi.

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