"Da anni il nostro gruppo politico porta avanti questa battaglia che vuole stabilire un principio valido per tutti, non solo per i lavoratori precoci: si deve andare in pensione con 41 anni di contributi, senza penalizzazioni". Si apre così il lungo post del deputato pentastellato Davide Tripiedi pubblicato qualche giorno fa sulla sua pagina. L'intervento va a sommarsi a quello dei colleghi Cominardi e Catalfo, che già in precedenza hanno ben illustrato le ragioni della richiesta.

L'emendamento proposto è stato bocciato per mancanza di risorse sufficiente.

I deputati hanno giudicato questa versione come "la più grande bugia che un politico possa dire ai cittadini", elencando contestualmente una serie di opere pubbliche di dubbia utilità. Poi la critica al Governo: "Se pensiamo infatti ai poco più di 23 miliardi di euro approvati per le spese militari per il 2017, cifra resa nota dall'osservatorio Mil€x e confermata dal Ministro della Difesa Pinotti, c’è da rabbrividire. Continuano a sperperare miliardi e miliardi di euro per grandi opere inutili dettate dal clientelismo".

"Tutti i gruppi politici erano inizialmente concordi nell'approvare la Quota 41", rammenta Tripiedi. A tutt'oggi, di fatto, non se ne fa più cenno. "Senza voler scatenare una guerra tra lavoratori, dico solo che c'è gente che è andata in pensione con 30 anni di contributi, prima che la legge Fornero entrasse in vigore. Discorso simile per chi ha potuto accedere all'assegno a soli 40 anni di età, e qui mi riferisco alla classe politica.

La condizione dei precoci è paradossale, al limite della follia, e ricordiamo che la mancata attuazione di un provvedimento in proposito non farebbe altro che sfavorire un giusto ricambio generazionale penalizzando i giovani lavoratori. Non escluderemmo nemmeno un aumento ulteriore dell'età pensionabile, prodotto dall'impropria valutazione del parametro dell'aspettativa di vita".

Tripiedi ha poi parlato di "spreco di soldi pubblici" in riferimento alle numerosissime infrastrutture di recente costruzione, asserendo che "i soldi ci sono per mandare in pensione i precoci".

Accenno anche alle lotte promosse da Cesare Damiano, da Tripiedi definite inconcludenti e "incoerenti".

Dello stesso tenore il contributo del collega Claudio Cominardi, che ha così commentato la proposta di emendamento: "Con questo emendamento chiediamo semplicemente di dare la possibilità a tutti i lavoratori che hanno maturato 40 anni di contributi, quindi 40 anni di lavoro, di poter accedere all'assegno senza alcuna penalizzazione.

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Chiediamo questo per ragioni logiche e di buon senso, perché una persona che ha lavorato 40 anni e non ha l'età né i requisiti per accedere alla pensione, tendenzialmente è una persona che ha iniziato a lavorare presto e che nella maggior parte dei casi ha svolto lavori faticosi. Considerando il fatto che talvolta queste persone hanno un'aspettativa di vita ridotta, è chiaro ed è matematico che pur avendo contribuito per molti anni – in tal caso, come recita l'emendamento, 40 anni – non potranno percepire la pensione per ulteriori 40 anni.

In questa sede ci riferiamo nello specifico ai precoci, ma è una questione che è possibile estendere anche ad altre categorie di lavoratori 'troppo giovani' per andare in pensione e 'troppo vecchi' per continuare a lavorare. Riguardo all'APe social, per noi altro non è che un contentino formale. I requisiti di accesso sono fin troppo stringenti, e la giustificazione dell'insufficienza di fondi non regge più".

La legge di Stabilità è stata approvata ieri: nessuno degli emendamenti suddetti è stato confermato. Per ulteriori aggiornamenti, clicca sul tasto "Segui" accanto alla firma.

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