Per i pensionati italiani, o almeno per molti di essi, la Suprema Corte di Cassazione ha emesso una importante sentenza. Si tratta di una pronuncia su un fenomeno molto frequente nel rapporto tra Inps e pensionati, quello dell’erogazione di somme di pensione maggiori di quelle spettanti. Spesso infatti, i pensionati si trovano con l’Istituto che chiede soldi indietro perché erogati in maniera maggiore rispetto a quelli che, sempre secondo l’INPS, spettavano al pensionato. Ecco la novità e cosa hanno sancito i giudici.

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Somme erroneamente corrisposte

Come dicevamo, non di rado, ai pensionati arrivano comunicazioni dell’INPS circa somme corrisposte in maniera erronea sulla pensione. Cittadini ignari del perché, si trovano ad essere debitori nei confronti dell’INPS per via della pensione che percepiscono mensilmente. In genere, l’INPS provvede a comunicare al pensionato quanto percepito in più, per quanto tempo (a volte anche per diversi anni) e le modalità di restituzione del debito.

Molte volte, si tratta di cifre ingenti ed il pensionato di colpo si trova con una pensione decurtata per il futuro e con un debito maturato sul groppone. L’INPS può operare in due modi, cioè mandando a casa del pensionato il bollettino postale con cui chiede il risarcimento in unica soluzione, o provvedendo a comunicare al pensionato che da un certo giorno, l’Istituto inizierà a trattenere parte della pensione residua come rata del debito. Nella stragrande maggioranza dei casi, come dicevamo, il pensionato non sa nemmeno perché gli abbiano corrisposto cifre maggiori di quelle che gli toccavano e si trova a dover pagare un debito senza colpe.

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La sentenza che aiuta i pensionati

I giudici, nella sentenza dell’11 gennaio 2017, la 482 hanno sancito che l’INPS non può chiedere i soldi indietro al pensionato, o almeno non sempre. Infatti, secondo i giudici, l’Istituto può cambiare gli importi delle Pensioni che eroga ai cittadini in qualsiasi momento, ma non può assolutamente chiedere i soldi che sono arrivati in più ai pensionati non per loro colpa. Proprio sulla responsabilità degli errori si incentra la sentenza.

Infatti, solo nel caso sia accertato che l’importo maggiore di pensione sia stato erogato a causa di dolo del pensionato, cioè con un atto fatto di proposito per ottenere un surplus di pensione, l’INPS può chiedere la restituzione degli importi maggiori. Nello specifico, la sentenza ha respinto il ricorso dell’INPS contro una pronuncia di un Tribunale di Milano che aveva dato ragione ad un ex dipendente pubblico al quale l’INPS aveva chiesto la restituzione di somme erogate in misura maggiore.

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Nella sentenza, l’INPS viene condannata anche alle spese procedurali ed il pensionato non sarà costretto a rimborsare quanto percepito in più. La sentenza quindi è molto importante perché crea sicuramente il precedente che viene incontro a situazioni simili che sono davvero, molto diffuse.

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