La Legge di Bilancio come ormai noto, ha inserito nella previdenza italiana due importanti misure che potranno essere sfruttate a partire da quest’anno per lasciare il lavoro e andare in pensione. Si tratta delle ormai famose APE e quota 41, ma sono misure che non possono ancora essere richieste. Il motivo è relativo all’iter dei provvedimenti che, nonostante siano misure confermate in manovra finanziaria, deve ancora completarsi. SI attendono i consueti decreti attuativi ma, anche se flebili, esistono speranze per eventuali correttivi alle misure che dal 1° maggio inizieranno ad essere fruibili.

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Le date importanti

La Legge di Stabilità ha fissato per il giorno della festa dei lavoratori, cioè per il prossimo 1° Maggio, il giorno in cui APE e quota 41 potranno iniziare ad essere sfruttate dai lavoratori. I decreti di attuazione di queste misure devono essere emanati entro il 1° Marzo 2017, cioè a 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio. Il tempo stringe quindi ed ecco perché dalle stanze del Governo, sembra che si pensi al 20 Febbraio come data in cui saranno resi pubblici i decreti delle principali misure. Probabilmente saranno decreti simultanei con i quali le novità previdenziali saranno chiarite in tutti i loro punti.

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Novità in arrivo?

Come riporta il noto quotidiano economico-finanziario “il Sole24Ore”, per APE e quota 41 dovrebbero essere emanati 3 decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Difficile che prenda corpo l’ipotesi di emanare un Decreto Legge che modifichi le misure nei punti più contestati e che erano oggetto degli emendamenti che si sarebbero dovuti discutere in Senato in sede di approvazione della Legge di Bilancio. Nessuno infatti dimentica che la manovra superò lo step del Senato con testo bloccato per via della crisi di Governo del dopo referendum e delle conseguenti dimissioni di Matteo Renzi.

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Un tavolo tecnico in materia è sempre attivo a Palazzo Chigi che sta valutando, per esempio, se abbassare la percentuale di invalidità accertata per rientrare nell’APE sociale, cioè in quella a costo zero. Distinguere i requisiti per gli invalidi civili da quelli per gli invalidi che rientrerebbero nell’anticipo pensionistico è l’obbiettivo del lavoro. Oggi infatti, una categoria di lavoratori a cui è destinata l’APE sociale è quella degli invalidi con 30 anni di contributi, ma con una invalidità accertata a partire dal 74%.

Abbassare questo limite potrebbe allargare la misura ad altri soggetti oggi esclusi. Sembra che dai calcoli dei tecnici, non servirebbero risorse in più di quelle stanziate se si concedesse la possibilità anche a soggetti con invalidità accertata tra il 60 ed il 73%.

Il quadro generale

Ipotizzare correttivi in questo lasso di tempo così breve è esercizio difficile. Si doveva abbassare la soglia dei 36 anni di contributi utili all’APE agevolata per lavoratori impegnati in attività logoranti.

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Anche il Decreto Milleproroghe sembra non venire in aiuto perché l’unico punto previdenziale che dovrebbe contenere è lo stop al recupero del differenziale relativo all’inflazione e che i pensionati dovrebbero restituire nei prossimi mesi. Per il resto, sempre per garantire un più snello avvio delle novità, dal Governo sembra prendere quota l’idea di rendere l’APE richiedibile esclusivamente on line attraverso lo SPID, il sistema di identità digitale.

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Inoltre, si vanno delineando anche gli accordi con banche ed assicurazioni. SI devono stabilire le entità degli interessi per il prestito pensionistico e le relative spese di assicurazione. La base di partenza dei tavoli con ANIA ed ABI (le associazioni di assicurazioni e banche) sembra vertere sul 2,5% di interesse annuo per l’APE e sul 29% di spese assicurative rispetto al capitale erogato come anticipo pensionistico. Infine, dall’INPS si dicono pronti o quasi all’emanazione delle circolari che accompagneranno i provvedimenti, sempre che non succeda l’inimmaginabile, cioè che davvero qualche correttivo sulle misure venga messo in piedi.

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