"Nessuna casualità diretta" tra l’indulgenza dell’ex direttore del sito Renault di Yvelines, Denis Barbier, e il caso di Jean-Philippe Gabriel, operaio di 30 anni deceduto nel 2004, travolto dall’ingente peso del materiale di stoccaggio sulla linea di fabbricazione del grande magnate dell’automobilistica. Il tribunale ha infatti stabilito che l’accusa di "omicidio involontario dato dalla violazione manifestamente deliberata di un obbligo di sicurezza" non può essere sostenuta a causa di una mancata responsabilità effettiva da parte della direzione aziendale.

Operaio morì sul lavoro, l'azienda non viene condannata

Tuttavia, il ministero pubblico aveva richiesto 10.000 euro di multa ai danni di Denis Barbier e 60.000 euro ai danni di Renault in seguito all’udienza tenutasi lo scorso 27 febbraio. Il 25 marzo 2008 Renault era già stata condannata dal Tribunale degli Affari della Sicurezza Sociale di Pontoise con l’obbligo di versare 25.000 euro alla famiglia della vittima a fine moralmente riparatorio, senza però riconoscere la reità della direzione aziendale e sostenendo il carattere puramente casuale dell’incidente. Il procuratore aggiunge, infatti, che si tratta del frutto dell’incapacità motoria dell’operaio di individuare una fuga a causa della forte ostruzione dell’atelier di Lavoro.

Ali Kaya, responsabile locale della CGT (sindacato maggioritario francese), afferma che "tutto ciò prova la loro reale responsabilità. Nel 2011 un grave incidente si è verificato a 40 metri dal luogo di questo dramma. Abbiamo allertato la nostra direzione sui problemi di sicurezza che si sono verificati"."Jean Philippe doveva gestire quattro compiti diversi allo stesso tempo", continua la delegata sindacale, "dunque perché l’operaio si trovava da solo in quel momento?

Perché Renault aveva stoccato degli enormi pressatori quando questi si sarebbero dovuti collocare altrove? Abbiamo bisogno di spiegazioni".

La prima risposta data dal Tribunale degli Affari della Sicurezza Sociale di Pontoise fu quella che affermava la consapevolezza di Renault delle funzioni delicate assunte dell’operaio e il rischio prodotto dall’ambiente lavorativo, "rischio ulteriormente aggravato dalla polivalenza dell’interessato".

Renault, dunque, esce illesa dal campo di battaglia dipingendo un ulteriore quadro di impunità aziendale ed allargando il triste scenario delle morti sul lavoro.

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