In Italia è cambiato poco, rispetto all'anno scorso, sul campo della Lavoro e della disoccupazione. Dalle tabelle dell'ISTAT, relative all'anno 2016, emerge che le famiglie prive di redditi da lavoro sono oltre un milione. Significa che tantissimi nuclei familiari vivono con redditi non derivanti dal lavoro, come pensioni e rendite varie. La situazione è simile a quella dell'anno precedente. Non solo. La donna è l'unico soggetto che lavora in 970.000 famiglie. Le informazioni contenute nelle tabelle dell'Istat concernono coniugi o conviventi di età compresa tra i 25 e i 64 anni.

La disoccupazione è una grave piaga in Italia

Non sono certamente confortanti i dati contenuti nelle tabelle dell'Istat che si riferiscono ai redditi da lavoro delle famiglie italiane. In oltre un milione di nuclei familiari del Belpaese non c'è nessuno che lavora. Quasi un milione, invece, sono le famiglie in cui l'unica a lavorare è la donna, perché il marito o il convivente è in cerca di lavoro o inattivo. I dati contenuti nelle tabelle Istat aggiornate al 2016 non fanno altro che confermare un fatto: la disoccupazione è ancora una delle peggiori piaghe italiane. La mancanza di lavoro rappresenta un cruccio per i giovani ma anche per gli adulti, per i padri e le madri di famiglia. L'Istat, qualche mese fa, aveva reso noto che è privo di un impiego il 40% dei ragazzi attivi tra i 15 e i 24 anni.

Germania: dove la disoccupazione è una chimera

I dati relativi alla disoccupazione italiana sono in controtendenza con quelli relativi all'Eurozona. In Germania, ad esempio, la disoccupazione è calata molto, addirittura oltre le stime, lambendo il 5,9%. Un vero primato che conferma la Germania un esempio virtuoso sul fronte economico-sociale. La mancanza di lavoro dilania l'Italia.

Peggio di lei, nell'Ue, solo la Grecia e la Spagna. A sottolineare più volte il difficile momento che stanno vivendo le famiglie italiane è stata più volte la Caritas italiana. Secondo un dossier pubblicato lo scorso ottobre, i nuovi poveri italiani non sono solamente i disoccupati ma anche lavoratori e famiglie non numerose.

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