Un taglio dei contributi a carico di lavoratori e aziende dal 3% al 5%, con reciproco vantaggio di entrambe le parti assieme all'istituzione di una pensione di garanzia. È questo uno dei punti chiave su cui si sta lavorando per cercare di intervenire sul problema del cuneo fiscale. Il tema è al centro della cosiddetta Fase 2 del confronto in essere tra Governo e sindacati, in ripresa nelle prossime settimane. La formula è finalizzata a favorire le nuove assunzioni effettuate tramite contratti a tutele crescenti e dovrebbe permettere di avere buste paga più pesanti ed al contempo di alleggerire i costi previdenziali per le aziende.

In questo modo, si cercherebbe di intervenire su uno dei problemi strutturali che affligge il Bel Paese nei confronti dei competitor internazionali, ovvero il peso del fisco sul lavoro, attualmente superiore alla soglia del 40%. Un fardello che in alcuni casi particolari può arrivare addirittura a superare il 50%, con evidenti effetti negativi tanto per le aziende quanto per i consumi.

Riforma pensioni e assegni di garanzia: i dettagli su come potrebbe funzionare la misura

Stante la situazione appena descritta, l'altro lato della medaglia rispetto alla situazione appena descritta riguarda le future Pensioni calcolate attraverso il sistema contributivo.

Questo perché, se è vero che minori versamenti potranno garantire una riduzione del cuneo fiscale, è altrettanto evidente che le future pensioni risentiranno dei mancati contributi proprio in virtù del meccanismo di calcolo su cui si basano, laddove al montante accumulato dal lavoratore verranno applicati i coefficienti di conversione in rendita vigenti alla data di quiescenza. La quadratura del cerchio potrebbe quindi arrivare dall'istituzione di una pensione di garanzia finanziata dalla fiscalità generale e basata sugli anni effettivi di versamenti e sul reddito del futuro pensionato.

Un assegno che di fatto potrebbe andare a tutelare anche quei lavoratori che, in virtù di carriere precarie e discontinue, si troveranno a confrontarsi con montanti previdenziali ristretti. Il tutto mentre sullo sfondo resta la necessità di rilanciare il mercato del lavoro, che potrà così beneficiare degli effetti positivi derivanti dalla nuova decontribuzione.

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