Dopo 8 anni di blocco del contratto, dopo le sentenze della Corte Costituzionale e dopo innumerevoli incontri, il tanto atteso rinnovo del contratto per i lavoratori statali dovrebbe giungere in porto. Alla fine, dopo un lungo e tortuoso percorso, dopo tanti ostacoli, la riforma della Pubblica Amministrazione firmata dal ministro della funzione pubblica Marianna Madia, può essere considerata completa. Con l’approvazione in via definitiva del decreto che riscrive le regole del pubblico impiego, sembra che tutti i pezzi di questo complicato puzzle stiano andando al loro posto, dalla riduzione dei comparti alla lotta ai furbetti del cartellino, dalla spartizione dei premi al rinnovo del contratto.

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In pratica, il Governo ha emanato l’atto di indirizzo che verrà utilizzato dall’Aran per il via della vera e propria trattativa sul rinnovo. Il prossimo appuntamento è l’8 giugno, quando Stato e Regioni si incontreranno per completare dal punto di vista dei fondi, l’operazione sblocco dei contratti.

Di che aumento si parla?

I contratti per i lavoratori pubblici sono fermi da ormai 8 anni e questo congelamento del salario è stato bocciato dalla Consulta in funzione di quanto stabilito dal Decreto Salva Italia di Monti e dalla Legge Fornero.

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Pubblica Amministrazione

L’obbligo del Governo era provvedere allo sblocco ed anche se in tempi sono stati più lunghi del previsto, oggi possiamo dire che il Govenro sta recependo il diktat dei Giudici Costituzionalisti. L'atto di indirizzo indica quindi i meccanismi da adottare, soprattutto alla luce del fatto che vanno tutelati i dipendenti con redditi bassi. Le cifre restano quelle stabilite a novembre nell’ultimo incontro tra il ministero ed i sindacati, nel quale si firmò una specie di intesa su 85 euro di aumento medio e lordo a dipendente.

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La novità dell’atto di indirizzo è che il paventato rischio che a fronte dell’aumento di stipendio, i dipendenti con redditi intorno ai 26mila euro perdessero il bonus Renzi, sarà disinnescato. In pratica, l’aumento potrebbe venire concesso sotto forma di una speciale indennità che non concorrerà all’ammontare del reddito utile a fruire del bonus da 80 euro. Nell’atto inoltre, si riaprono le porte a quello che viene definito welfare aziendale offrendo ai dipendenti, come funzionava una volta, una serie di servizi a tariffa ridotta o gratuita, come i campeggi estivi per i propri figli o gli asili nido.

Altre novità

Si continua nella serrata lotta agli assenteisti e si cerca di mettere in pratica, in sede di rinnovo e di trattativa con i sindacati, altre misure volte a scoraggiare i furbetti del cartellino e gli assenteisti cronici. In pratica, i premi di risultato non dovrebbero essere erogati a lavoratori che hanno un rapporto tra presenze ed assenze anomalo. Come riporta il noto quotidiano Economico-Finanziario, “Il Sole24Ore” del 29 maggio però, esistono ancora incognite non chiarite sulla questione contratto.

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In primo luogo le risorse, perché resta il fatto che per garantire gli 85 euro lordi, cioè 35 euro netti a dipendente, alla voce aumento, servirebbero 2,4 miliardi aggiuntivi a quanto stanziato nella Legge di Bilancio. Una cifra che va divisa in parti uguali tra Stato e Regioni (ma anche altri enti) e che per quanto concerne la quota dello Stato, non potrà essere messa in conto prima della prossima Legge di bilancio, quella di fine 2018.

Inoltre, ci sono dubbi sulla calendarizzazione dello sblocco, che dovrebbe abbracciare un triennio, il 2016-2018, con arretrati che le cifre oggi disponibili sembrano non garantire.

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Oltretutto, c’è la vacanza contrattuale, cioè l’indennità che va pagata nei periodi di vuoto contrattuale. Ad oggi, in pratica, le cifre disponibili, garantirebbero 10 euro o poco più di aumento al mese, per entrare a regime dal 2018, sempre che i conti pubblici del Governo ottengano l’Ok da parte di Bruxelles, cioè senza altri incidenti di percorso.

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