Il rilancio occupazionale, la lotta alla disoccupazione e le misure per dare lavoro ai giovani e meno giovani possono essere considerati un impegno preso dal Governo. Infatti, dopo la pubblicazione della nota di aggiornamento del Def, il Ministro Padoan ha ribadito che tali obiettivi sono in agenda per la prossima Legge di Bilancio. Insieme allo sblocco dei contratti della Pubblica Amministrazione ed a piccoli interventi in materia previdenziale, l’occupazione eroderà gran parte dei fondi messi a bilancio in manovra finanziaria. Nella ormai prossima Legge di Stabilità, con ogni probabilità saranno introdotti incentivi alle imprese che decideranno di assumere a tempo indeterminato.

Ecco di cosa si tratta e cosa significa in soldoni per le aziende.

Bonus assunzioni

Come riportato da numerosi quotidiani nazionali, pagine web e settimanali, tra cui il noto “Panorama”, un bonus per le aziende che assumeranno con contratti stabili i giovani, sarà molto probabilmente presto attivato. Il testo della misura sarà inserito nella manovra d’autunno e pertanto oggi alcuni dettagli non sono ancora chiari. Una cosa certa è che le aziende otterranno un notevole benefit, con qualche migliaio di euro risparmiato in sede di assunzione e in relazione ai contributi previdenziali da versare per i neo assunti. La misura sarà rivolta alle assunzioni di giovani, probabilmente al di sotto dei 29 anni di età, anche se indiscrezioni relative alla bozza di questa misura, pare prevedano un correttivo che farà salire l’età massima agevolata a 32 anni non compiuti.

Sembra anche che lo sgravio massimo previsto non dovrà superare i 4.000 euro ad assunzione, che in linea di massima sarebbe la metà dei contributi previdenziali dovuti da una azienda per ogni anno di assunzione di un giovane. In pratica, l’incentivo consterebbe in una riduzione del 50% dei contributi previdenziali da versare all’INPS ogni anno, per un periodo di 3 anni.

Dalle riunioni tra sindacati e Governo sul tema previdenziale e lavorativo, che presto riprenderanno come da programma (la pausa durava fino alla nuova pubblicazione del Def), il nodo da affrontare è la fine che farebbero i soldi risparmiati dalle aziende. CI sarebbe chi spinge affinché parte dei risparmi siano dirottati nelle buste paga dei giovani anziché finire tutte nelle tasche delle aziende.

Risparmi ed esempi pratici

Se i risparmi, come sembra più probabile, resteranno nelle casse aziendali, si può già fare una stima di quanto convenga alle aziende utilizzare il benefit. In linea di massima, il costo del lavoro relativo ai contributi previdenziali è pari al 33% dello stipendio lordo erogato al lavoratore. Per uno stipendio lordo di 2.000 euro al mese un datore di lavoro versa allo Stato qualcosa come 660 euro al mese. In pratica quasi la metà di ogni stipendio netto di 1.500 euro dato al lavoratore. Se il dato viene allargato ad un anno di lavoro, siamo ad 8.000 euro circa all’anno e l’incentivo in questo caso farebbe risparmiare all’azienda la bellezza di 4.000 euro. Secondo le stime del Governo l’operazione sarà un successo che consentirà a molti giovani di avere più facilità di assunzione e alle aziende di poter assumere con più facilità contando su un lauto risparmio.

Pare invece tramontata l’idea di proporre una decontribuzione totale per i primi 3 anni di lavoro, ipotesi che aveva preso campo inizialmente. Infatti sembrava che l’incentivo sarebbe stato proprio la decontribuzione totale per i primi 3 anni, per continuare con una riduzione dei contributi dovuti del 50% nel quarto anno e del 33% nel quinto. Un taglio che sarà stato figlio delle esiguità di risorse e delle altre necessità italiane da sistemare in Legge di Stabilità. I tavoli di trattativa tra Governo e parti sociali che ad ottobre riprenderanno, dovrebbero fare luce su questa misura.