La nota di aggiornamento al Def ha posto le basi per interventi non generalizzati sulle pensioni, ma resta da chiarire in che modo la premessa riuscirà a conciliarsi con le discussioni sul comparto attualmente in essere tra Governo e sindacati. I fronti di intervento nella cosiddetta FASE 2 della riforma previdenziale sono infatti molti e necessitano di coperture. D'altra parte, l'arrivo del documento in Parlamento ed i successivi commenti rilasciati dai tecnici sembrano confermare l'orientamento al ribasso nella destinazione di risorse alla riforma previdenziale.

Le tendenze di lungo termine e le preoccupazioni sui conti della previdenza

Non aiutano poi le nuove precisazioni inserite all'interno della nota di aggiornamento al DEF in merito all'evoluzione della spesa previdenziale nei prossimi anni. I costi per le pensioni dovrebbero continuare a salire per il prossimo ventennio, crescendo di 3,1 punti di PIL fino a raggiungere una somma complessiva di oltre 50 miliardi. A giovare un ruolo importante in questo contesto sono le nuove tendenze demografiche, con l'allungamento dell'aspettativa di vita che porterà, secondo i tecnici, a nuovi costi di welfare e long term care. Per riuscire ad avere un costo della previdenza sul Pil come quello attuale, si dovrà attendere fino al 2070, quando la curva riprenderà una traiettoria discendente.