Nelle ultime settimane si è molto parlato dell'innalzamento graduale dell'età pensionabile, sino ad arrivare nel 2019 al tetto minimo di 67 anni per tutti i contribuenti italiani. Già dal prossimo anno però ci sono significative novità che cambiano (in negativo), i requisiti necessari per il raggiungimento di questo ambizioso traguardo. Ma vediamo nel dettaglio cosa cambierà e quanti anni di età serviranno per poter riscuotere finalmente la propria pensione.

A che età si può andare in pensione?

Nel 2018 i requisiti di età anagrafica saranno uguali sia per gli uomini che per le donne: il tetto minimo darà 66 anni e sette mesi.

Con il nuovo anno, ci sarà un 'allontanamento' pensionistico tra le lavoratrici che operano nel settore privato e quelle che invece hanno un impiego pubblico. Per le prime quest'anno, sono previsti 66 anni ed un mese, per le seconde bastano 65 anni e sette mesi. Il nuovo provvedimento, infatti, prevede un allineamento unico per tutti i lavoratori, sino a raggiungere i 67 anni nel 2019 ad esclusione di alcune categorie lavorative, come specificato in un altro articolo da noi pubblicato. Tutte le modifiche che verranno apportate dall'Inps, sono legate alla famosa legge Fornero, la quale tiene conto della contestata "aspettativa di vita". Questo significa che più la vita media si allunga, più lontano sarà il traguardo delle Pensioni.

Aumento degli assegni previdenziali

Non sono solo brutte notizie però quelle che ci porterà il 2018, perché per quanto riguarda gli assegni previdenziali, è previsto un aumento anche se non si tratta di grandi cifre. Questa variazione è dovuta all'inflazione di riferimento, che ha registrato il +1,1%. Nel nuovo anno infatti, il trattamento minimo di euro 501,89 passerà a 507,41.

Considerato che le pensioni vengono calcolate su tredici mensilità, l'aumento lordo varierà tra i 70 e i 270 euro in un anno. Ma la coperta però è sempre troppo corta, perché i pensionati che hanno ricevuto nel 2015 un adeguamento pari allo +0,3% di inflazione relativa al 2014, dovranno restituire indietro una piccola parte, in quanto in realtà l'aumento effettivo era dello 0,2%.

Insomma che dire? Con una mano ti danno e con l'altra ti tolgono sempre qualcosa. E' vero che si tratta di piccole oscillazioni che variano ben poco il reddito complessivo del pensionato, ma quello che più preoccupa sono i requisiti da raggiungere, che diventano sempre più alti, pur possedendo un congruo numero di anni di contribuzione nei registri dell'Inps. Il tema delle pensioni rimane sempre di viva attualità, ma le novità che si prospettano sono tutt'altro che rosee per i contribuenti italiani, i quali per poter andare in pensione in anticipo, dovrebbero sopportare l'ulteriore sacrificio dell'Ape Social, uscito recentemente dal cilindro del Governo.

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