Dopo i recenti aggiornamenti sul concorso in polizia penitenziaria per circa 1400 posti il cui bando potrebbe essere pubblicato entro il 20 febbraio ci occupiamo delle proposte di riforma preparate da varie forze politiche e relative all’accorpamento della Polizia Penitenziaria, nella Polizia di Stato o nell’Arma dei Carabinieri. Precisiamo che a favore dell’accorpamento si sono schierati anche i sindacati e gli stessi agenti penitenziari che sempre più spesso denunciano la loro inadeguatezza ad occuparsi da soli della gestione delle carceri.

Tutto ciò ha determinato anche una scarsa attività di controllo dei detenuti ammessi alle misure alternative alla detenzione sul territorio.

Ecco quindi che se dal un lato il corpo della polizia penitenziaria potrebbe confluire in quello dei carabinieri, dall’altra parte verrebbero inevitabilmente a modificarsi le competenze e i reciproci ruoli. Vediamo quindi quali sarebbero gli effetti qualora tale proposta di riforma venisse accolta anche sotto il profilo economico e quindi i nuovi compiti della figura del carabiniere penitenziario.

Carabinieri Penitenziari, ex poliziotti: ecco le loro competenze

Iniziamo con il dire che tale nuova figura professionale nascerebbe proprio per sopperire alle carenze di organico cui il DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) non è riuscito a far fronte in questi anni con ciò andando incontro alle raccomandazioni dell’Unione Europea che auspica una minore frammentazione delle Forze di Polizia.

Sarà quindi istituito un nuovo Corpo Penitenziario, diviso in varie aree e specializzazioni con funzioni di polizia giudiziaria limitate all’urgenza. Ci sarebbero quindi un incremento dell’articolazione delle stazioni dei carabinieri e un più efficiente controllo sul territorio italiano e sui detenuti ammessi alle misure alternative alla detenzione.

Dal punto di vista dell’inquadramento professionale il passaggio nell’arma dei Carabinieri non comporterebbe una modifica in peius del trattamento economico di provenienza, ma anzi potrebbero esserci dei miglioramenti legati alle progressioni interne.

Non si tratterebbe quindi solo di ridurre le Forze di Polizia nazionali da 4 a 3, ma di creare riformandolo profondamente un nuovo sistema di detenzione. Ne consegue che la rieducazione, la cura e la gestione del detenuto in quanto obiettivi principale delle misure detentive, saranno affidate a professionisti di tipo psico-pedagogico. Questi dovranno accompagnare i detenuti nel percorso di reinserimento sociale. Ecco quindi che in quest’ottica il carabiniere penitenziario tutelerà di più non solo le autorità e i magistrati, ma anche la sicurezza pubblica.

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