Nel bel mezzo della campagna elettorale anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è detta particolarmente disponibile all'introduzione di un nuovo meccanismo in materia previdenziale che possa garantire una maggiore flessibilità in uscita dall'attività lavorativa.

Lorenzin favorevole alla flessibilità in uscita

Lorenzin, infatti, sembra appoggiare le ipotesi lanciate dal Partito Democratico ma non condivide la scelta della Lega riguardante l'abolizione definitiva della Riforma Fornero in quanto potrebbe causare maggiori squilibri sui conti pubblici.

Secondo la Leader di Alternativa Popolare, sarebbe utile introdurre nuovi strumenti volti a rendere più flessibile l'uscita ammirando particolarmente la Quota 100, una proposta condivisa dalla maggior parte delle forze politiche tra cui anche il nuovo centrodestra formato da Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega Nord, dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico.

Appare ormai certo che le forze politiche vorrebbero tornare al sistema delle quote anche se un'operazione del genere potrebbe gravare sui conti pubblici.

Con quota 100, infatti, si darebbe la possibilità di fruire del pensionamento a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi. Una proposta lanciata nel 2015 dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano ma lasciata più volte nel dimenticatoio. Per i lavoratori precoci, invece, si starebbe pensando all'estensione della Quota 41 a tutti i lavoratori visto che la precedente Legge di Stabilità ha abbracciato solo le categorie più economicamente svantaggiate.

La Legge Fornero non si deve eliminare

"Sì a maggiore flessibilità in uscita ma la Riforma Fornero non va eliminata", ha spiegato il ministro della Salute Lorenzin in un'intervista su R101 spiegando la necessità di intervenire con nuovi modelli contrattuali che possano accompagnare i lavoratori all'uscita del mondo lavorativo. Inoltre, avrebbe ribadito anche la possibilità di estendere la platea dei lavoratori che svolgono mansioni prevalentemente faticose.

Intanto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si fa avanti con le sue promesse riguardanti l'aumento delle Pensioni minime fino a 1.000 euro e la revisione della flat tax mentre Matteo Renzi continua a sostenere l'uscita anticipata attraverso il prestito pensionistico a partire dai 63 anni, il cosiddetto Ape volontario che deve ancora decollare.

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