Con un recente messaggio l’Inps, l’Istituto di Previdenza Sociale è intervenuto in materia Anf, cioè gli assegni familiari. La comunicazione dell’Inps riguarda strettamente gli assegni familiari per colf, baby sitter e badanti, cioè i lavoratori domestici. Una cosa che molti non sanno è che anche per queste particolari categorie di lavoratori spettano gli assegni familiari come per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti. Il messaggio dell’Inps spiega come funzionano e aggiorna la procedura di richiesta con una importante estensione degli aventi diritto.
Ecco cosa dice l’Istituto di Previdenza Sociale Italiano al riguardo.
Messaggio 1028/2018
Il messaggio citato in premessa è del 7 marzo scorso ed è il numero 1028 del 2018. Con questo atto l’Inps finalmente apporta un aggiornamento a quanto stabilito dalla circolare 102 del lontano 2011. Un aggiornamento resosi necessario per via delle tante novità che il settore lavoro domestico ha avuto negli ultimi anni, a partire dalla creazione di un proprio Contratto Collettivo e dalle varie forme di regolarizzazione del lavoro che negli ultimi anni sono entrate in scena. La novità più importante è la concessione degli assegni familiari anche ai lavoratori con contratto di somministrazione, tipologia di regolarizzazione molto diffusa oggi.
Come funzionano gli Anf
Il pagamento degli assegni familiari nel lavoro domestico e quindi alle colf o alle badanti è di competenza Inps. In pratica non è il datore di lavoro a erogarli con gli stipendi mensili perché cosa ormai conosciuta, il datore di lavoro nel lavoro domestico non funge da sostituto di imposta in senso stretto. Come per la generalità dei lavoratori ma anche dei pensionati o dei disoccupati che percepiscono Naspi, mobilità e tutti gli altri ammortizzatori sociali, gli assegni familiari variano in base alla composizione del nucleo familiare, cioè in base a quanti soggetti sono a carico del lavoratore. Altro fattore importante in sede di calcolo degli assegni è il reddito della famiglia.
Le tabelle che l’Inps emana e pubblica sul suo portale ufficiale annualmente e che per il 2018 scadranno il prossimo giugno sono quelle su cui si basa il calcolo effettivo degli assegni dovuti a ciascun richiedente. Da una rapida visualizzazione delle tabelle per esempio, ad una lavoratore con redditi fino a 25.660 euro all’anno, se la sua famiglia è composta da 2 soggetti compreso il richiedente, spetterebbero 168,33 euro al mese di Anf.
La richiesta deve essere presentata direttamente dal lavoratore all’Inps tramite le sue credenziali di accesso ai servizi dell’Istituto, tramite Caf e Patronati oppure tramite il numero verde Inps. L’Inps è solito erogare gli assegni non mensilmente bensì ogni 6 mesi ed in rate posticipate.
Gli assegni vengono erogati tramite bonifico domiciliato presso gli uffici postali presso i quali bisogna presentarsi con il proprio codice fiscale e la lettera Inps che arriva a domanda accolta. In alternativa si possono utilizzare i bonifici su conto corrente, carte prepagate con Iban o libretti postali. In questi casi però alla domanda di assegno andrà allegato il modello SR163 timbrato dal proprio istituto di credito o ufficio postale nel quale andranno indicate le coordinate bancarie per ricevere il pagamento.
Gli Anf possono essere richiesti anche retroattivamente per quanti non lo hanno mai fatto ed avevano regolare contratto di lavoro. Il termine di scadenza per la pretesa è di 5 anni, il classico periodo di prescrizione. In definitiva si possono richiedere gli arretrati fino a 5 anni indietro dalla data di presentazione dell’istanza.