Che il nuovo Esecutivo, che sembra sul punto di essere istituito, metta mano alla previdenza sociale italiana con una nuova riforma sembra cosa scontata. Infatti nel contratto di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle c’è un intero punto dedicato alle nuove misure previdenziali che si andrebbero a creare. Una di queste, che probabilmente sta passando in secondo piano perché riguarderebbe le Pensioni già in essere e non quelle da centrare (che riscuotono maggiore attenzione nell’opinione pubblica), si chiama pensione di cittadinanza.

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Si tratta di una misura che alzerebbe notevolmente il reddito di molti pensionati che oggi percepiscono pensioni talmente basse da portarli vicini o addirittura sotto la soglia della povertà. Ecco come funzionerebbe questa misura e cosa accadrebbe alle pensioni minime.

La soglia della povertà

Nel contratto sottoscritto da Movimento 5 Stelle e Lega, come dicevamo, compare la pensione di cittadinanza, una misura con la quale si farà in modo che nessun pensionato si trovi a percepire pensioni molto basse a tal punto da vivere in condizioni di povertà.

La soglia che nel 2018 segna il limite per considerare un soggetto povero è 780 euro e questa è anche la cifra che nel contratto di Governo è destinata mensilmente ai fruitori della pensione di cittadinanza. In pratica, si andrebbe a rimpinguare l’entità dell’assegno previdenziale percepito da coloro che incassano mensilmente meno di 780 euro al mese. Per esempio, un soggetto che percepisce una pensione di 400 euro al mese, percepirà un assegno extra, cioè la pensione di cittadinanza, pari a 380 euro.

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Cifra che naturalmente salirà per nuclei familiari con due o più soggetti, tanto è vero che si studia per esempio, la soluzione di portare la pensione di cittadinanza al limite di 1.170 euro in caso di pensionato con coniuge.

Altri aspetti della misura

È naturale che la misura non sarà erogata a macchia d’olio a tutti i percettori di assegni previdenziali sotto la soglia di 780 euro al mese. Ci sarà da fare i conti sempre con redditi e patrimoni, perché essendo un sussidio assistenziale e per disagiati, anche se trattasi di pensionati, il reddito complessivo del nucleo familiare ed i patrimoni detenuti dallo stesso incideranno sulla possibilità di fruire del benefit.

Si può benissimo ipotizzare che sarà l’Isee a permettere di fruire di questo assegno perché sarà lo strumento che si utilizzerà per verificare davvero gli aventi bisogno. Le possibilità che questa misura venga davvero emanata appaiono alte. Infatti sempre dal contratto si capisce che Lega e M5S contano sul Fondo Sociale Europeo che garantirebbe l’avvio di misure come il reddito di cittadinanza nei paesi membri. Secondo l’applicazione delle regole relative a questo fondo, anche le pensioni rientrano tra le cose che possono essere coperte dai soldi presenti nel fondo.

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E l’Italia, va ricordato, insieme alla Grecia è l’unico paese che non ha mai sfruttato il Fondo Sociale Europeo perché, al pari dei colleghi ellenici, non ha mai adottato uno strumento come il reddito minimo come misura nazionale.