Uno stipendio decisamente accettabile, un lavoro a tempo pieno, tanti curriculum ricevuti e una ricerca che va avanti ormai da gennaio. Questa è la situazione della Supercap, azienda di Pesaro che, dall'inizio di quest'anno sta 'disperatamente' cercando otto operai che potessero coprire i turni notturni ma nessuno pare accettare. Lo stipendio è decisamente buono per le ore lavorative: si parla infatti di una cifra che va dai 1450 ai 1550 euro al mese per un massimo di 40 ore settimanali, appunto notturne.

La vicenda è stata raccontata dal titolare dell'azienda (che produce tappi per distillati a Mombaroccio, in provincia di Pesaro) Mirco Bannini è molto stupito per quanto sta succedendo.

I motivi dei rifiuti e le parole del titolare

"Da gennaio sono stato sommerso da curriculum ma molti italiani si tirano indietro": queste le parole di Mirco Bannini, titolare dell'azienda protagonista del curioso fatto (curioso in generale ma ancora di più se si pensa alla situazione precaria e difficile del lavoro in Italia). I curriculum e le candidature, quindi, arrivano (si parla di 900 cv dall'inizio dell'anno) ma, poi, molti candidati effettivamente rinunciano. Il titolare, signor Bannini, riconduce le cause del rifiuto a turni di lavoro reputati troppo faticosi o inadeguati (perché notturni) o la distanza tra la propria abitazione e la fabbrica.

Per la selezione degli operai sono stati sottoposti dei test on line a tutti i candidati: è già da qui che molte persone hanno rinunciato dichiarando di non voler fare questi turni di lavoro.

Comprensibile la delusione dell'azienda che voleva dare lavoro e che dichiara di aver assunto, invece, molti operai extracomunitari con i quali si trova benissimo. Il titolare spiega ancora che alcuni operai, avendo dato la propria disponibilità durante il questionario on line, hanno cominciato a lavorare ma, dopo pochi giorni, hanno rinunciato al posto per orari ritenuti inadeguati.

Il signor Bannini, esprimendo la sua delusione, sottolinea ancora come anche la 'spiegazione' del rifiuto a causa della distanza sia demoralizzante poiché, superata l'abitudine che molti hanno di andare al lavoro in bici, bastava utilizzare l'auto per spostarsi e raggiungere la fabbrica: la distanza più ampia era, infatti, di soli undici chilometri.

Il titolare dell'azienda esprime ancora, sulla pagine del giornale 'La Nazione', la sua amarezza e conclude pensando che, forse, queste persone non avevano realmente bisogno di denaro così come gli extracomunitari che hanno accettato il lavoro ed, ancora oggi, lo fanno.

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