Riforma Pensioni e Legge Fornero: due parole chiave all'interno del contratto di Governo che regolerà la missione dell'Esecutivo a tinte giallo-verdi. Un progetto che, come molti sottolineano, ha il volto di Giuseppe Conte, ma anche e soprattutto l'anima di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un dato, quest'ultimo, da prendere in grande considerazione, dato che sono stati proprio loro, in qualità di leader della Lega e del Movimento Cinque Stelle, a girare l'Italia promettendo ai cittadini una profonda rivisitazione dell'attuale sistema previdenziale.

Per entrambi la Legge Fornero, in vigore dai tempi del Governo Monti, è un qualcosa che va superato: l'obiettivo è ammorbidirla e renderla meno stringente. Non esattamente un orizzonte che riscontra, ad esempio, il favore dei vertici dell'Inps che guardano con particolare preoccupazione all'idea che possano essere allargati i paletti per l'accesso alla pensione, considerata la già precaria situazione dei conti Inps.

Riforma Pensioni: spunta Quota 100

Come già sottolineato, Di Maio e Salvini - soprattutto negli ultimi tempi - riferendosi alla Legge Fornero hanno parlato di superamento e non più abolizione come ai tempi in cui i rispettivi schieramenti si trovavano all'opposizione.

Risulta facile individuare la differenza semantica tra le parole, presto si proverà a capire quale sarà quella operativa. Nel contratto di "Governo" il capitolo pensioni non risulta poi così approfondito, sebbene l'attuale indicazione porterebbe all'introduzione della così detta Quota 100. A occuparsi di quella parte è stato Alberto Brambilla della Lega, già sotto segretario al Welfare negli esecutivi targati Berlusconi nel 2001 e nel 2005.

Alcune indiscrezioni addirittura lo vorrebbero come prossimo candidato al vertice dell'Inps, ma per il momento le sue parole rilasciate a Repubblica risultano piuttosto indicative su quelle che saranno le mosse del Governo Conte.

Riforma Pensioni: in cosa consiste?

Ammorbidire dunque la riforma Fornero: come? La prima opzione al vaglio porta alla possibilità di andare in pensione una volta raggiunta la Quota 100 intesa come somma tra età anagrafica e anni di contributi.

Brambilla ha sottolineato come attualmente si punti ad un'età minima di 64 anni per potervi accedere. Niente da fare, dunque, per chi ha sessant'anni e quaranta di contributi. Per loro la potenziale via d'uscita potrebbe risiedere nell'introduzione di Quota 41 intesa come anni di contributi versati. Attraverso quest'ultima chi ha quarantuno anni e mezzo di contributi potrebbe dunque avere accesso alla pensione.

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Per ammissione dello stesso Brambilla, l'idea in definitiva sarebbe quella 'di mandare in pensione chi ha almeno 64 anni con 36 di contributi, oppure 41 anni e mezzo di contributi' superando di fatto lo scalone Fornero che ha portato l'età a 67 anni dal 2019.

Oltre alla Quota 100 e alla Quota 41 ci sarà poi da valutare il ritorno all'Opzione Donna (che consentirebbe alle donne di andare in pensione con 57-58 anni di età e 35 di contributi) nonchè la questione del taglio delle pensioni più onerose: al riguardo Di Maio ha parlato di una sforbiciata alle pensioni da 5000 euro netti in su ma parlando di diritti acquisiti l'orizzonte non è ancora chiarissimo.

Staremo a vedere quante delle opzioni al vaglio del governo Conte vedranno effettivamente la luce.

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