Arrivano novità sulla riforma delle Pensioni del Governo Conte, sul finanziamento delle uscite anticipate con quota 100 e sulle nuove assunzioni lavorative da agevolare attraverso il taglio delle pensioni d'oro. Sul tavolo dell'Esecutivo, infatti, si potrebbe dover scegliere tra la proposta del M5S di tagliare tutte le pensioni a partire dall'importo dei 4 mila euro e l'ultima ipotesi della Lega di Salvini, elaborata da Alberto Brambilla, di un taglio progressivo ma a partire dai 2 mila euro lordi mensili, corrispondenti a circa 1.500 euro netti.

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E' quanto scrivono alcuni quotidiani di oggi in vista della ripresa dei lavori al Governo per la riforma delle pensioni di settembre: l'obiettivo è quello di reperire le risorse necessarie per assicurare la quota 100 di uscita, la salvaguardia delle pensioni minime con aumento a 780 euro ed il finanziamento delle agevolazioni sul mondo del lavoro per i nuovi assunti.

Pensioni anticipate quota 100: ipotesi uscita e ricalcolo contributivo per assegni di cittadinanza

Già prima di Ferragosto si erano fatte alcune ipotesi relative al taglio delle pensioni proposto dal Movimento 5 Stelle di Di Maio: nello specifico, l'ipotesi di decurtare le pensioni dai 4 mila euro mensili (con tetto minimo al di sotto del quale i pensionati verrebbero salvaguardati, ovvero gli 80 mila euro annui), è contenuta nel progetto di legge a firma del grillino D'Uva e del leghista Molinaro.

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L'urgenza di arrivare a reperire le risorse disponibili per le pensioni anticipate a quota 100, ma anche la necessità di mantenere le promesse elettorali del taglio delle pensioni d'oro a favore degli assegni di cittadinanza di 780 euro, sono gli obiettivi contenuti nell'Atto della Camera 1071 dal titolo "Disposizioni per garantire l'equità del sistema pensionistico tramite il ricalcolo delle pensioni con il metodo contributivo per assegni dai 4.000 euro".

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Tuttavia, rispetto alla formulazione originaria, il provvedimento che verrà dibattuto alla Camera potrebbe subire alcune variazioni. Infatti, dalle prime stime, alcune categorie di lavoratori ne risulterebbero svantaggiate più di altre, prime tra tutte i militari e le donne. Infatti, procedendo con il ricalcolo dei requisiti pensionistici dal 1974 al 2018 in base alla tabella allegata al provvedimento, le donne risultarebbero più penalizzate dato che i requisiti di uscita per le pensioni di vecchiaia sono stati per decenni più bassi di quelli degli uomini e solo negli ultimi anni allineati a quelli dei colleghi lavoratori.

Lo stesso andamento, probabilmente con maggiore incisività, si potrebbe riscontrare per i militari e per i dirigenti, i cui requisiti pensionistici sono stati a lungo tempo agevolati rispetto alle altre categorie di lavoratori.

Uscita quota 100, pensioni cittadinanza e taglio assegni: la nuova proposta della Lega di Salvini

Dal taglio delle pensioni sopra i 4 mila euro, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore di oggi, si riuscirebbero a ricavare tra i 500 milioni e il miliardo e mezzo di euro a favore della riforma delle pensioni, della quota 100 e delle pensioni di cittadinanza.

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Per queste ultime, scrive oggi il quotidiano economico, necessiterebbero almeno 4,2 miliardi di euro, oltre alle risorse calcolate per garantire la pensione anticipata a quota 100, quantificabili in minimo 4 miliardi per il canale di uscita con almeno 64 anni di età. Nelle ultime ore si sta facendo strada il piano B del taglio delle pensioni, quello della Lega di Salvini e dell'esperto in materia previdenziale, Alberto Brambilla.

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Si tratterebbe di un contributo di solidarietà da addebitare alle pensioni a partire da duemila euro lordi mensili, circa 1.500 euro netti. La decurtazione sugli assegni, rispetto alla percentuale dal 10 al 20 per cento stimata per l'ipotesi D'Uva-Molinaro, si applicherebbe con un sistema progressivo. Conti alla mano, qualche settimana fa si era ipotizzato un taglio di qualche euro mensile per il primo scaglione delle pensioni che si andrebbero a tagliare (circa 6-7 euro) e per una durata di non più di due o tre anni, in modo da non incorrere in ricorsi e giudizi di incostituzionalità della Consulta. La platea delle pensioni del primo scaglione, quello di importo di 1.500 euro netti mensili, riguarderebbe all'incirca due milioni di pensionati.

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