Tanti sono i dubbi riguardanti le misure che il governo pare intenzionato a varare, anche su quota 100 che resta quella con più probabilità di essere inserita in manovra di bilancio.

La legge di Bilancio 2019 ormai è imminente e le ultime indiscrezioni che trapelano dalla stanze del governo sottolineano l’elevata probabilità che questa quota 100 entri per davvero in vigore l’anno venturo.

I dubbi che il governo dovrà chiarire al più presto riguardano le coperture economiche del provvedimento e quindi anche alcuni aspetti tecnici dello stesso.

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Infatti, in base a come sarà varata quota 100, i soldi necessari per finanziare il progetto sono diversi.

Inoltre, l’attesa di quanti aspettano con ansia le novità previdenziali riguarda anche le misure attualmente in vigore che potrebbero subire cambiamenti con l’ingresso della nuova misura nel panorama normativo della previdenza italiana. Che fine farà l’Ape? Pensione di vecchiaia e anticipata resteranno in vigore anche nel 2019? Vediamo il punto della situazione e cosa potrebbe succedere alle misure in vigore, alcune delle quali prossime alla scadenza.

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La novità e come potrebbe funzionare

I dubbi riguardanti la quota 100 sono relativi a possibili paletti e ristrettezze nell’accesso alla misura. Un recente articolo sul sito “investireoggi. it” riporta in auge il super bonus per chi deciderà di restare al lavoro pur avendo raggiunto il requisito per quota 100. Altri limiti alla misura potrebbero essere quelli dell’età minima di accesso e della contribuzione figurativa utile.

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Pensioni

Limiti e vincoli esclusi però qualche giorno fa da Matteo Salvini che ha parlato di quota 100 libera per tutti. Fermo restando il ricalcolo contributivo e quindi penalizzante dell’assegno pensionistico spettante per i lavoratori che sceglieranno l’opzione quota 100 (se davvero nascerà), le vie possibili restano due. La prima è quella probabilmente più realizzabile, con quota 100 data dalla somma di età e contributi ma solo per chi ha compiuto almeno 64 anni di età.

In questo caso come contributi figurativi utilizzabili, sarà possibile sfruttarne solo due anni per lavoratore. Una sostanziale riduzione di platea dei beneficiari che se collegata anche al bonus del 30% di stipendio in più per chi decide di restare al lavoro nonostante abbia centrato la quota, renderà la misura meno onerosa per le precarie finanze dello Stato.

Diversa l’ipotesi (per qualcuno, come la Fornero, solo uno slogan) di Matteo Salvini, con la quota 100 libera da paletti e opzionabile da tutti i lavoratori che come dicevamo, si trovano tra età e contributi versati a completare la quota 100.

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In questo caso, il costo della misura sarebbe piuttosto elevato e l’esecutivo sarà chiamato già nella nota di aggiornamento del Def di fine settembre a dimostrare di avere le disponibilità finanziarie utili al provvedimento.

E le altre misure previdenziali?

Inizia a trapelare lo stato di angoscia di molti lavoratori che temono di essere addirittura penalizzati dall’ingresso di quota 100 nel panorama normativo nostrano.

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Se la penalizzazione di assegno figlia del calcolo esclusivamente contributivo della propria pensione appare certa, c’è chi teme di vedersi sfuggire la possibilità di andare in pensione subito per via di quota 100.

Sempre per via delle coperture finanziarie da trovare, si corre il rischio che il governo elimini alcune misure oggi vigenti, per risparmiare soldi da dirottare sulla novità. Per quanto riguarda le misure strutturali, cioè Pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate, nessun rischio. Anche nel 2019 queste prestazioni resteranno in vigore.

La pensione di vecchiaia nel 2019 si centrerà senza distinzioni tra uomini e donne, con almeno 20 anni di contributi, al compimento dei 67 anni di età. Esattamente 5 mesi in più rispetto all’età necessaria fino al 31 dicembre 2018. Stesso aumento, stavolta sui contributi necessari per le pensioni anticipate, quelle distaccate dall’età del richiedente.Si andrà in pensione con 43 anni e 3 mesi di contribuzione previdenziale per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Diverso invece il caso dell’Ape Sociale e dell’Ape Volontario. I due anticipi pensionistici introdotti dal governo PD, che consentono la pensione a partire dai 63 anni di età (più che pensione un reddito ponte fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia), sono misure sperimentali. La prima, cioè l’Ape sociale scade il 31 dicembre prossimo e ad oggi l’ipotesi più probabile è la sua cessazione. Dall’esecutivo infatti non traspare l’idea di prorogarne la sperimentazione e pertanto, chi contava di andare in pensione con questo strumento e quindi a 63 anni di età, dovrà spostare l’obiettivo su quota 100, che però se partirà in maniera limitata, sarà fruibile solo a 64 anni di età. Per l’Ape volontario invece, la scadenza è il 31 dicembre 2019 e pertanto, così come per la quota 41 per i precoci, anche nel 2019 sarà sfruttabile.

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