Sulla riforma delle pensioni, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha nuovamente rassicurato i pensionandi sul fatto che non vi sarà nessuna retromarcia sullo ‘smantellamento della legge Fornero’ e sul fatto che la quota 100 sarà senza vincoli, è intervenuta anche Elsa Fornero, che ha attaccato nuovamente Salvini definendo le sue parole come semplici slogan. Intervistata da Il Sole 24 Ore, l’ex ministro del lavoro non si è risparmiata nelle critiche.

Pensioni, Fornero contro Salvini: su quota 100 impossibile accontentare tutti

In politica è impossibile accontentare tutti, ha detto convinta Elsa Fornero a Il Sole 24 Ore. Poi, tornando alla misura tanto voluta dagli elettori di Salvini e che ora pare sempre più ‘selettiva’, ha detto, parafrasiamo le sue parole: per quanto concerne la quota 100 dovrà spiegare come sarà declinata concretamente tale misura. Indipendentemente dai requisiti di accesso che verranno messi, vi sarà sempre qualcuno di scontento.

Se, ad esempio, spiega, si aumenta il periodo contributivo necessario richiesto per poter accedere alla pensione anticipata quota 100 e si abbassa l’età si faranno contenti più uomini, ma meno le donne, che hanno generalmente carriere discontinue e meno anni contributivi rispetto agli uomini. Ed in ogni caso vi sarà sempre una categoria scontenta per definizione, ossia i giovani e le future generazioni che pagheranno il conto dei costi delle misure attuali.

A suo dire, tra le righe, è impossibile sostenere una quota 100 per tutti e senza paletti perché le risorse necessarie andrebbero a pesare eccessivamente sul debito del nostro Paese. Poi, ha aggiunto: se oggi si abbassa l’età per poter accedere alla pensione, è molto probabile che un domani gli assegni pensionistici saranno più bassi. Uscire prima costa a chi prende la scelta, si pensi ad opzione donna: così facendo, spiega, si rischierà di avere troppe persone con assegni bassi e di dover fare poi politiche assistenziali.

Fornero su ape volontaria e sociale: quali sono le intenzioni del Governo?

Molti dubbi restano anche sull'ape sociale, ora a carico dello Stato per i lavoratori disagiati che hanno 36 anni di contributi e 63 d’età, e sull'ape volontaria, a carico del pensionando che decide di lasciare prima il posto di lavoro. Come ha intenzione di agire il Governo? Che fine faranno? Gli stessi sindacati si fanno questa domanda e temono che la quota 100 possa eliminare l’ape sociale e divenire dunque peggiorativa per coloro che oggi, visto che appartengono alle fasce più deboli, possono uscire già a 63 anni.

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Per la professoressa il rischio è che continuando con la politica degli slogan si possano poi creare disparità di trattamento nelle misure concrete e apportare danni e costi elevati alle future generazioni.

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