Per economisti, personaggi del mondo accademico e tecnici previdenziali, l’unica quota 100 possibile per le casse dello stato è quella vincolata ad una determinata età di uscita.

Per Salvini la quota 100 deve essere senza paletti e senza vincolo alcuno. In pratica, misura libera per tutti coloro che sommando gli anni di contributi previdenziali versati durante l’attività lavorativa e l’età , raggiungono quota 100. Il meccanismo della misura è l’unica cosa comune a tutte le correnti di pensiero, perché evidente che le due vie per la quota 100 sono radicalmente diverse.

Pubblicità
Pubblicità

Ma che venga emanata in un modo o nell’altro, o che venga emanata o meno, una cosa certa è che la misura su cui il governo Conte sta puntando in vista delle imminente manovra di stabilità lascerebbe per così dire a piedi molti lavoratori.

Infatti, la misura prevede in entrambe le visioni (quella larga di Salvini e quella leggera e forse più attuabile dei tecnici) un numero di contributi versati molto elevati che molti lavoratori difficilmente possono vantare.

Un’altra cosa evidente è che segnando a 64 anni il limite di età di uscita per la quota 100, lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovani, cioè i cosiddetti precoci, poco se ne farebbero della misura. Infatti è possibile che anche trovandosi con contributi previdenziali superiori ai 40 anni, per poter lasciare il lavoro dovranno attendere l’attuale pensione anticipata a 43 anni e 3 mesi (questa la soglia prevista per gli uomini nel 2019) o 42 anni e 3 mesi (per le donne).

Pubblicità

Cosa prevede la normativa vigente per chi non ha carriere contributive lunghe

Come si va in pensione con 20 anni di contributi? La prima via possibile per lasciare il lavoro con “solo” 20 anni di contribuzione è la pensione di vecchiaia. Oltre al requisito contributivo, per i quali sono validi tutti i contributi a qualsiasi titolo versati, occorre avere 66 anni e 7 mesi fino a fine 2018, mentre 67 anni a partire dal 1° gennaio. La pensione di vecchiaia non è l’unico trattamento pensionistico raggiungibile con 20 anni di contributi. Altre vie di uscita prevedono la pensione ad età inferiori a quella prevista dalla quiescenza di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia anticipata contributiva

Cos’è la pensione di vecchiaia anticipata contributiva? Si tratta della prestazione previdenziale erogata sempre con almeno 20 anni di contribuzione ma a 63 anni e 7 mesi di età (questo fino al 2018, poi serviranno 64 anni). Necessario non avere contributi versati antecedenti il 1996 e che l’importo dell’assegno pensionistico che si andrebbe a percepire, non sia inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

Pubblicità

In pratica, la pensione viene erogata solo se la stessa è pari ad almeno 1.268,40 euro per il 2018, in attesa che l’importo dell’assegno sociale venga adeguato dall’Inps come consuetudine ogni anno. Si chiama anticipata contributiva perché prevede che l’assegno pensionistico sia calcolato con il metodo contributivo. Per questo la misura può essere fruibile anche da chi ha versamenti previdenziali antecedenti il 1996 purché scelga di farsi pagare la pensione con il computo nella gestione separata Inps.

Pubblicità

Vecchiaia per invalidi

Per i lavoratori dipendenti del settore privato, in possesso d’invalidità riconosciuta pari o superiore all’80%, è possibile andare in pensione anche in questo caso solo con 20 anni di contributi. Per le donne l’età anagrafica è fissata a 55 anni e 7 mesi, mentre per gli uomini a 60 anni e 7 mesi. Anche in questo caso si salirà di 5 mesi nel 2019 e pertanto le lavoratrici invalide potranno andare in pensione a 56 anni e gli uomini a 61. Per questa misura vale il meccanismo delle finestre mobili e pertanto, la decorrenza della Pensioni slitta di 12 mesi.

Precoci e quota 41

Anche nel 2019 si potrà sfruttare l’Ape volontario, anche se i più critici reputano la prestazione poco previdenziale. Infatti si tratta della pensione erogata a 63 anni con 20 di contributi, attraverso una banca. In pratica, soldi erogati dall’Inps ma sotto forma di finanziamento bancario. I soldi percepiti mese per mese, andranno restituiti alla banca non appena si arriverà ai 67 anni e si percepirà per davvero la pensione di vecchiaia. L’Ape è la misura nata parallelamente alla quota 41 che resterà in vigore anche l’anno venturo ed è l’unica via di uscita anticipata per i cosiddetti “precoci”. Per chi ha 41 anni di contributi versati dei quali almeno uno prima del diciannovesimo anno di età, esiste la possibilità di anticipare la pensione che altrimenti andrebbe centrata con 43 anni e 3 mesi di contributi. Oltre ad essere precoci, la misura prevede che i richiedenti rientrino in una delle 15 categorie di lavoro gravoso previste (maestre di asilo, infermieri delle sale operatorie, edili e così via). In alternativa, la misura viene concessa anche a disabili, caregivers e disoccupati. Per i precoci l’attuale esecutivo non ha niente in serbo per la nuova finanziaria. Nel contratto di governo però compare una quota 41 per tutti che dovrebbe essere discussa l’anno prossimo.

Leggi tutto