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Resta ancora una parentesi aperta quella dedicata al tema delle Pensioni ed in particolare alla famigerata Quota 100; una misura non proprio semplice da attuare, vista la particolarità e i costi che le casse dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sarebbero costrette a sostenere.

In vista della riapertura del cantiere sulla nuova Legge di Bilancio 2019, infatti, il Governo giallo-verde [VIDEO]sta studiando diverse ipotesi riguardanti l'introduzione di una pensione più flessibile, al fine di garantire una copertura previdenziale ai soggetti penalizzati dalle norme dettate dalla precedente Riforma Fornero. Si tratta del meccanismo della Quota 100, per il quale sono al vaglio dell'esecutivo molte ipotesi.

Come riporta il quotidiano "Il Corriere della Sera", infatti, i tecnici di Palazzo Chigi stanno studiando le varie possibilità per introdurre la misura limitando i costi: circa 13 miliardi di euro è la cifra quantificata dalle recenti stime dell'Inps e nei prossimi anni potrebbe toccare i 20 miliardi.

La Lega studia l'uscita a partire dai 35 anni di contribuzione

La Lega, invece, starebbe studiando [VIDEO] un'uscita con un'età anagrafica minima fissata a 65 anni accompagnata dai 35 anni di versamenti contributivi.

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Cosa che comporterebbe l'uscita anticipata ad una platea di circa 492 mila lavoratori. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, nei giorni scorsi, ha proposto l'uscita a partire dai 62 anni di età anagrafica con il versamento di almeno 38 anni di contributi. Ipotesi che potrebbe gravare per circa 8 miliardi di euro sulle casse statali.

E' questo il motivo che spinge l'esecutivo a restare cauto e a studiare ipotesi ancor più restrittive al fine di ridurre la spesa pensionistica. La prima ipotesi riguarda l'innalzamento dell'asticella a 64 anni di età e 36 anni di versamenti contributivi: in questo caso la spesa si ridurrà di circa 7 miliardi e il numero dei potenziali beneficiari scenderebbe a 450 mila. L'altra ipotesi, invece, riguarda il ricalcolo dell'assegno previdenziale secondo il metodo contributivo che comporterebbe una riduzione dell'importo dell'assegno pari al 10-15 %.

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Inoltre, si pensa anche di agganciare Quota 100 agli scatti automatici alla speranza di vita, oltre a prendere in considerazione non più di due anni di contribuzione figurativa per l'accesso al beneficio.

Ipotesi su Quota 100 limitata alle categorie più deboli

L'ipotesi che appare ancora più restrittiva riguarderebbe la limitazione del meccanismo delle quote alle categorie considerate economicamente più svantaggiate: si tratta dei disoccupati che hanno esaurito l'intera durata degli ammortizzatori sociali, i cosiddetti caregiver, che durante la loro carriera lavorativa hanno assistito familiari con disabilità, gli invalidi al 74 per cento e gli addetti a mansioni particolarmente faticose. In questo caso, la spesa pensionistica verrebbe abbassata drasticamente ma nello stesso tempo la maggioranza dei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti rimarrebbero ancora una volta esclusi.