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Questo governo si è definito " del popolo" e proprio in favore di esso intende lavorare per cambiare le cose. Molteplici sono le situazioni sulle quali il M5S e la Lega vogliono aiutare il paese a crescere e a migliorare. Tra i molteplici obiettivi che essi si sono prefissati é possibile soffermarsi su due in particolare: il reddito di cittadinanza, che rappresenta la volontà di eliminare la povertà dal nostro paese. Questa volontà si traduce nel garantire come reddito minimo ad ogni cittadino disoccupato 780 euro mensili.

E l'introduzione di quota 100, un sistema che permette di accedere alla pensione quando la somma tra età anagrafica e anni di contributi versati raggiunge appunto il numero cento.

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Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza è un impegno che il M5S [VIDEO] ha voluto assumersi come atto di doveroso aiuto verso le fasce più deboli della popolazione. In molti, infatti, non riescono ad avere una vita dignitosa e sono costretti a vivere in condizioni di reale povertà. Con l’inizio dell’anno prossimo chi percepisce una mensilità, sia essa anche un assegno sociale, inferiore a 780 euro si vedrà erogare la differenza tra tale cifra e la propria pensione come contributo integrativo da parte dello Stato. Per potere beneficiare di questa forma di tutela offerta dallo Stato è necessario possedere I seguenti requisiti: avere compiuto 18 anni d’età; avere dato la propria disponibilità presso un Centro per l’impiego della propria zona a essere contattati per essere assunti; ricercare un’occupazione stabile; effettuare almeno 8 ore settimanali di lavori socialmente utili presso il proprio Comune; accettare entro due anni almeno una delle tre offerte di lavoro che verranno proposte sulla base delle credenziali rilasciate all’apposito Ufficio di collocamento.

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Quota 100: i costi per il governo

Situazione davvero delicata è anche quella relativa alla famosa quota 100 [VIDEO]. Con quest'opzione verrebbe data la possibilità a chi ha almeno 62 anni d'età anagrafica e 38 anni di contributi versati di potere uscire dal mondo del lavoro. Questo scenario avrebbe due lati positivi: fare divenire lavoratori a riposo chi ha iniziato a lavorare già nei primi anni Ottanta e garantire un turn over generazionale, grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro. Questa manovra costerebbe al governo più di 8 miliardi di euro. Anche se, come riporta il quotidiano di via Solferino, pare che il governo intenda anche bloccare l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, come previsto per ora. Ma il requisito fondamentale non è l'età anagrafica del lavoratore, quanto gli anni di contributi versati che, al momento, vengono appunto identificati come requisito fondamentale, in trentotto.