Nel pacchetto previdenziale della legge di Bilancio la quota 100 rappresenta la novità sicuramente più importante. Nella bozza della manovra e quindi anche del pacchetto Pensioni, iniziano a delinearsi le particolarità della nuova misura, soprattutto per quanto concerne il meccanismo che verrà adottato per consentire ai lavoratori di andare in pensione prima. Va ricordato che, come riporta il quotidiano “il Messaggero”, la quota 100 prevede il meccanismo delle finestre, con le pensioni che scatteranno a date prestabilite e non il primo giorno del mese successivo a quello di maturazione dei requisiti.

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Le finestre, inoltre, non saranno identiche per la totalità dei lavoratori, ma potrebbero essere differenti a seconda che il richiedente la pensione sia un lavoratore privato o pubblico: per questi ultimi, una ulteriore differenza potrebbe emergere per quelli del comparto scuola. Inoltre, sembra che l’indirizzo del lavoro sulla quota 100 che in questi giorni sta occupando i tecnici del governo sia quello di consentire l’accesso alla novità anche a chi matura i requisiti entro la fine dell’anno in corso.

Via ad aprile

Le ultime indiscrezioni sembrano confermare l’orientamento dell’esecutivo con la prima finestra utile alla quota 100 che scatterà ad aprile. Questa uscita verrà destinata a soggetti che raggiungono quota 100 entro la fine del 2018. In pratica, chi al 31 dicembre prossimo si troverà ad aver completato i 38 anni di contributi versati e ad aver raggiunto almeno i 62 anni di età, potrà lasciare il lavoro il prossimo mese di aprile scegliendo la quota 100. Parliamo di scelta, perché la misura è opzionale, cioè sarà il lavoratore ad optare per utilizzarla o meno visto che sembra certo che qualcosa dal punto di vista dell’importo degli assegni pensionistici verrebbe perduto.

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Uscire prima dal lavoro, infatti, prevede un coefficiente di trasformazione dei contributi in pensioni meno favorevole di quello che verrebbe utilizzato se si restasse al lavoro attendendo le soglie di uscita delle pensioni di vecchiaia o anticipate previste dalla legge Fornero. Al coefficiente penalizzante si deve aggiungere anche il fatto che uscendo prima dal lavoro si versano meno contributi utili all’ammontare della pensione. In pratica, le penalizzazioni secondo gli ultimi dati potrebbero arrivare anche oltre la soglia del 20% per coloro che utilizzeranno la quota 100 sfruttandone l’anticipo massimo, cioè a 62 anni.

Statali e privati

Come prevede la bozza della manovra, chi maturerà i requisiti di quota 100 entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione a partire dal 1° aprile 2019, ma solo nel settore privato. Infatti per i lavoratori statali l’attesa sarà più lunga. Bisognerà attendere ulteriori 2 mesi per coloro che chiudono i requisiti prima del 2019, con la prima finestra utile a giugno. Peggio ancora nella scuola, dove si deve fare i conti con l’anno scolastico più che con l’anno solare. Per i lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca la pensione con quota 100 potrebbe spostarsi di un anno esatto dopo aver raggiunto le soglie anagrafiche e contributive utili alla novità pensionistica.

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Per coloro che raggiungono quota 100 nel 2019, le finestre previste dovrebbero far slittare la pensione di 3 mesi rispetto alla data di maturazione dei requisiti. Per gli statali invece si dovrebbe attendere 6 mesi, cioè i 3 della finestra ed i 3 relativi al preavviso che dovrebbe essere previsto nel settore. Un preavviso utile a consentire agli uffici pubblici di evitare un blocco delle attività visto l’alto numero di fuoriuscite previste e per consentire al Ministero della Funzione Pubblica di rimpiazzare i neo pensionati con nuovi addetti.