Dall'ultima riunione tecnica di verifica del pacchetto Pensioni emergono importanti dettagli riguardo il funzionamento della nuova quota 100 per i lavoratori statali. Ricordiamo che il meccanismo di prepensionamento consentirà agli aventi diritto l'uscita volontaria dal lavoro a partire dai 62 anni di età e dai 38 anni di versamenti.

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Ad interessare però la nuova opzione non è tanto il quadro dei vincoli di fruizione (ormai definito da diverse settimane), ma piuttosto il nodo delle finestre di accesso alla misura che il lavoratore pubblico dovrò maturare una volta che avrà correttamente inoltrato la domanda di quiescenza.

Pensioni anticipate e Quota 100: verso attesa di 9 mesi per i lavoratori statali

Non è una novità il fatto che l'avvio della nuova opzione di uscita nel pubblico avrebbe subito condizionamenti da alcune ulteriori regole di funzionamento utili a garantire che non si verifichino problemi di continuità nei servizi erogati dallo Stato.

Pensioni anticipate e legge di bilancio 2019, arrivano nuovi dettagli in merito alla quota 100 per i lavoratori della pubblica amministrazione
Pensioni anticipate e legge di bilancio 2019, arrivano nuovi dettagli in merito alla quota 100 per i lavoratori della pubblica amministrazione

Fino ad oggi si sapeva infatti che le finestre di accesso all'Inps per i lavoratori pubblici sarebbero state due e non quattro, come invece dovrebbe avvenire nel privato. La riunione dello scorso 30 ottobre 2018 ha fatto emergere però un'ulteriore ipotesi rispetto a questo quadro, con un primo avvio dei pensionamenti solo dopo 9 mesi dall'inizio dell'anno, mentre le finestre successive tornerebbero ad essere aperte su base semestrale.

Le preoccupazioni espresse dal ministro della funzione pubblica

L'ulteriore provvedimento di cui si ha notizia oggi segue le preoccupazioni già espresse di recente dal Ministro della Funzione pubblica Giulia Bongiorno, che si troverà a far fronte ad un vero e proprio esodo di lavoratori pubblici con l'avvio della nuova quota 100.

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Le stime parlano infatti di circa 180mila persone che potrebbero scegliere in via volontaria di anticipare la quiescenza. A queste bisogna però aggiungere una platea di circa 150mila pensionamenti ordinari che risultavano già stimati per il prossimo anno nella PA. Da tali dati, emerge che la platea potenziale complessiva di coloro che lasceranno il proprio impiego pubblico potrebbe superare le 300mila unità.

Per garantire la continuità nel pubblico serve avviare nuovi concorsi

Stante il quadro della situazione, appare chiaro che l'idea di rallentare il processo di uscita dei lavoratori attraverso l'applicazione di finestre mobili maggiormente distanziate può aiutare a guadagnare tempo, ma non a risolvere in via definitiva la situazione.

Anche per questo dal governo si punta a rimettere in moto il turn over attraverso l'avvio di nuovi concorsi, così da sostituire i pensionandi con nuovi ingressi. Una pratica che ovviamente potrebbe avere risvolti importanti anche per i giovani alla ricerca di un impiego.

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