Quota 100 consentirà l’anno prossimo di andare in pensione fin dall’età di 62 anni purché siano stati accumulati almeno 38 anni di contributi versati. Dal punto di vista tecnico, la misura non ha più segreti, con i due vincoli relativi ad età e contribuzione ormai definiti. La platea dei destinatari della misura che secondo il governo costerà 7 miliardi, sarà di circa 400mila lavoratori. Buona parte di questi 400mila individui che potranno sfruttare il canale di uscita anticipata che offre la quota 100 sarebbero secondo le stime, lavoratori del pubblico impiego, i cosiddetti statali.

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Infatti, sempre secondo i dati e le stime, rientrerebbero nel perimetro di applicazione di quota 100 ben 170mila lavoratori pubblici. Se a questi si aggiungono i 147mila che erano già in procinto di andare in pensione nel 2019, perché raggiungeranno i requisiti previsti dalle regole Fornero, parlare di esodo nel pubblico impiego non è esercizio azzardato. Sempre con l’obiettivo di ridurre il costo dell’operazione quota 100 da parte dell’esecutivo, sembra che per i lavoratori statali, a differenza dei lavoratori del settore privato, la quota 100 potrebbe slittare oltre la finestra di uscita prevista per marzo.

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Vediamo i motivi di questa situazione e le altre problematiche che riguardano i lavoratori pubblici, dalle maestre ai dipendenti degli Enti Locali e dei Ministeri.

Il preavviso

La quota 100 riporterà nel sistema il meccanismo delle finestre mobili. Infatti, la pensione con quota 100 non verrà erogata dal 1° giorno del mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti, come accade con le Pensioni di vecchiaia o con le pensioni di anzianità.

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Ci sarà da attendere l’apertura delle finestre di uscita con la prima che presumibilmente sarà a febbraio o marzo 2019. Le successive dovrebbero, in attesa che il testo della misura sia ufficiale, essere a carattere trimestrale. Come riporta l’edizione del 23 ottobre del quotidiano romano “Il Messaggero”, per gli statali ci sarebbe da attendere ulteriori tre mesi per poter vedere decorrere la propria pensione, cioè per percepire il primo rateo.

I dipendenti statali che opteranno per l’uscita con la nuova misura, dovranno dare un preavviso di tre mesi all’ente per il quale prestano servizio. Le prime pensioni anticipate con quota 100, per i dipendenti del pubblico impiego arriverebbero pertanto solo dal mese di giugno 2019. All’evidente ricerca di risparmio da parte del governo, questa soluzione verrebbe incontro anche alle esigenze del Ministero della Funzione Pubblica che necessita di tempo per permettere di avviare i concorsi utili a sostituire l’alto numero di lavoratori che andranno in pensione, con nuovi impiegati.

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La liquidazione dei lavoratori

Anche per i lavoratori pubblici nel momento in cui si lascia il lavoro spetta il TFR, la cosiddetta liquidazione che per questa categoria di lavoratori si chiama TFS, Trattamento di Fine Servizio. La normativa vigente prevede che la liquidazione per i lavoratori statali venga pagata immediatamente all’uscita dal lavoro per cifre fino a 50mila euro. La restante parte di TFS spettante viene erogata anche fino a 4 anni dopo aver lasciato il lavoro.

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Con i numeri rilevanti di lavoratori prossimi alle pensioni nel 2019, l’esborso dello Stato per queste buonuscite sarebbe rilevante. Ecco che l’esecutivo sta studiando una soluzione che potrebbe chiamare in soccorso dello Stato le banche, almeno per quanto riguarda la liquidità utile a pagare le liquidazioni. In pratica ai lavoratori il TFS verrebbe anticipato da una banca, con lo Stato che successivamente andrebbe a rimborsare il prestito ed i relativi interessi agli istituti di credito.

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