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pensione anticipata a quota 100 o Pensioni dei precoci con quota 41, quali sono i vantaggi dei lavoratori in uscita? E' questa la domanda alla quale ha dato risposta la Fondazione Studi dei Consulenti di Lavoro tramite la sezione dedicata alle pensioni del quotidiano Repubblica, in merito al quesito posto da un contribuente che, nel 2019, rientri nei probabili requisiti di maturazione della quota 100 e, nello stesso tempo, possa concorrere ad aspirare alla quota 41 [VIDEO] dei lavoratori precoci.

Nel dettaglio il lavoratore, nato l'11 maggio del 1957, ha iniziato a lavorare come dipendente statale con decorrenza giuridica nel maggio del 1981 e decorrenza economica due mesi dopo.

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Grazie a quanto previsto dall'articolo 2 della legge 29 del 1979, il lavoratore ha ricongiunto sei mesi e 21 giorni, per il periodo che va dal 1° dicembre del 1974 all'11 dicembre del 1980, come lavoratore dipendente iscritto all'Inps, procedendo anche con il riscatto del servizio militare per il periodo tra il 16 gennaio 1979 ed il 9 gennaio 1980. Maturando i 62 anni di età nel 2019, il contribuente si trova, pertanto, nella scelta della formula di pensione da percorrere: oltre alla quota 100, chiede informazioni sulle pensioni anticipate con la quota 41 dei precoci in rapporto alle altre possibilità di uscita.

Pensione anticipata 2019: la scelta di uscita tra quota 100 e quota 41 dei precoci

Se dovesse essere approvata nella legge di Bilancio 2019 la pensione anticipata a quota 100 [VIDEO] con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, lo scrivente sarebbe uno dei potenziari 400 mila circa beneficiari della misura di riforma delle pensioni.

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Infatti, compiendo i 62 anni l'11 maggio 2019 ed avendo già maturato i 38 anni di contributi minimi, il lavoratore potrebbe approfittare della nuova formula di uscita voluta da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio per superare i rigidi requisiti della riforma delle pensioni di Elsa Fornero. Tuttavia, avendo provveduto a ricongiungere e riscattare i contributi, il lavoratore potrebbe trarne vantaggio anche per concorrere alla quota 41 dei contribuenti precoci. In tal senso, occorre ricorrere alla disciplina già prevista dai precedenti governi che avevano stabilito la necessità di aver versato almeno un anno di contributi prima del compimento dei diciannove anni. Nel caso specifico, il lavoratore adempie a questo requisito avendo versato i primi contributi fin dal 1° dicembre del 1974. Dunque, al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati, secondo quanto spiegano le circolari dell'Inps numero 99 del 2017 e la numero 33 del 2018, il contribuente potrà ricorrere alla quota 41 dei lavoratori precoci se dovesse soddisfare anche altre situazioni soggettive, ovvero l'essere disoccupato, prendersi cura di persone disabili oppure avere un handicap pari ad almeno il 74 per cento.

Requisiti uscita pensioni anticipate precoci con quota 41: confronto con la quota 100

Tuttavia, la scelta tra pensione anticipata a quota 100 e uscita con la quota 41 dei lavoratori precoci [VIDEO] deve essere sottoposta a specifici calcoli di versamenti contributivi: infatti, se fino al 31 dicembre 2018 ai lavoratori precoci sono richiesti 41 anni di versamenti, dal 1° gennaio 2019, per via del meccanismo della speranza di vita adottato proprio dalla riforma Fornero, gli anni di contributi aumenteranno a 41 e cinque mesi. La misura, pertanto, dovrebbe essere confermata anche per il prossimo anno, ma ancora legata ai paletti stabiliti negli anni scorsi e con l'aumento dei 5 mesi della speranza di vita, pari a quello delle pensioni di vecchiaia.