Si attende l'emanazione del decreto volto ad introdurre la cosiddetta Quota 100 a favore dei lavoratori che hanno maturato almeno 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi anche se, secondo quanto affermato dal quotidiano "Il Sole 24 Ore", le strade d'uscita anticipata a partire dal prossimo anno potrebbero essere diverse. Dalla Quota 100, all'Opzione Donna, alla pensione di vecchiaia e all'Ape aziendale e sociale.

Pubblicità
Pubblicità

Finestre semestrali per 156 mila lavoratori della PA

Come ormai noto, il meccanismo della Quota 100 partirà dal prossimo febbraio con il sistema delle finestre trimestrali, la prima delle quali si aprirà ad aprile anche se stanno suscitando molta preoccupazione le penalizzazioni ipotizzate dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio che vanno dal 5 al 34 %. Solo due finestre con cadenza semestrale, invece, sono previste per circa 156 mila dipendenti del pubblico impiego candidati al pensionamento con Quota 100.

Dal 2019, però, non ci sarà solo la Quota 100 per anticipare l'uscita. Per le lavoratrici, infatti, è prevista la proroga del regime sperimentale donna fino al 31 dicembre 2021 che consentirà il pensionamento dopo il raggiungimento dei 58 anni di età anagrafica e con 35 anni di anzianità contributiva.

L'altra strada per anticipare l'uscita riguarda la possibilità di cumulare gratuitamente i contributi previdenziale versati in più aree; una possibilità che verrebbe concessa ad una platea di circa 50 mila lavoratori.

Pubblicità

Inoltre, ci sarebbe anche la possibilità di fruire del cosiddetto Ape Sociale beneficiando di un reddito ponte fino ad un massimo di 1.500 euro mensili fino al raggiungimento dei requisiti previsti per la pensione di vecchiaia.

Nel 2019 nessun adeguamento alla speranza di vita

Quanto ai lavoratori che svolgono mansioni prevalentemente faticose, invece, occorreranno almeno 66 anni e 7 mesi o, in alternativa 41 anni di contribuzione indipendentemente dall'età anagrafica.

I lavoratori precoci, invece, potranno accedere al pensionamento dopo aver maturato almeno 41 anni e 5 mesi di contributi effettivi ma dovranno dimostrare di aver iniziato la propria carriere contributiva prima del compimento del 19 esimo anno di età. Per le quindici categorie di lavori usuranti individuate nella precedente Legge di Stabilità, infine, è previsto il pensionamento con il raggiungimento di Quota 97,6 data dalla somma fra i 61 anni e 7 mesi di età anagrafica e i 35 anni di versamenti contributivi.

Pubblicità

Sempre stando a quanto riportato da "Il Sole 24 Ore", il Governo ha confermato il blocco dell'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita.

Leggi tutto